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Volume II.
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584 filosofia morale

brutto e deforme, non se glimporti di es-sere. Ma di questo non più.

CAP- XVII.

Del desiderio della felicità .

È stato detto molte volte e da molti, cheil desiderio della felicita si è lo stimolo ditutte le azioni , così che niuna se ne facciase non per 1 incitamento di esso ; e che essoè necessario, può estinguersi in modo al-cuno ; e che non ha termine, ma va e pro-cede allinfinito. Le quali cose esporremo orabrevemente, spiegando prima che cosa essosia e in che consista.

È dunque il desiderio della felicità unistinto, per cui luomo desidera la somma ditutti i beni che a lui convengono, e il ren-don compiuto e perfetto. Il qual desiderio ècertamente nell uomo ; perchè sebben paretalvolta che egli si contenti di alcuni pochibeni, non è però che non volesse averglilutti quando potesse ; e quindi è, che va die-tro ora ad un bene et ora ad un altro, nonessendo veramente contento di niuno, e vor-rebbe raccoglierne quanti più può; e giacchenon può esser felice interamente, singegnapure e si sforza di esserlo in qualche parte.

Quindi si vede quanto poca differenza siatra il desiderio della felicità e 1 amor pro-prio , se pur ve n ha alcuna, e non sono piùtosto un istinto solo con due nomi; di cheora niente leva il disputare. E anche chiara