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Volume II.
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585
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PARTE QUINTA 585

che il desiderio della felicità non è virtùperciocché non si acquista per abito, ma èinserito dalla natura, onde istinto si chiama ;e per listessa .ragione non e vizio ne pure.

Spiegato a questa maniera il desiderio dellafelicità, può subito intendersi come esso. sialincitamento di ogni azione. Imperocché niunaazione si fa se non se per conseguire alcunbene, sia dilettevole, sia onesto ; onde si ve-de, T incitamento di ogni azione dover esserequellistinto che ci trae verso il bene; e que-sto istinto è il desiderio della felicità.

Et essendo così, è anche manifesto che ildesideiio della felicità è necessario, puòlevarsi via, estinguersi in nessun modo.Imperocché se esso è lincitamento di ogniazione, ne segue che qualunque azione fa-cesse luomo per estinguerlo , la farebbe mossoet incitato da esso stesso, e seguirebbe ilnaturai desiderio della felicità in quel tempomedesimo che egli cercasse e si sforzasse disfuggirlo. altra via potrebbe esservi di le-var da se un tal desiderio, se non ridursidel tutto all inazione, levando da se ogni in-tendere et ogni volere} il che sarebbe can-giar natura.

E qui vorrà forse alcuno che si spieghialquanto ampiamente, come gli uomini pec-chino ) perchè se la volontà si porta sempreal bene, come sopra è detto, e ve la traeun invincibile desiderio di felicità, egli parbene che niuna azion rea malvagia debbapoter venirne. E come sarebbe malvagia,provenendo da un desiderio che trae al beneet è invincibile ì