586 FILOSOFIA MORALE
Questa in vero è difficoltà importante daspiegarsi ; però, benché io ne abbia ragionatoalquanto in altro luogo, non lascerò di ra-gionarne anche qui un poco più largamente,lo dico dunque , che componendosi la felicitàdi due parti, cioè del piacere e dell’ onesto,quella sarebbe felicità somma in cui sommopiacere e somma onestà si congiungessero. Ese mostrar si potesse all’uomo e presentar-glisi questa sovrana e perfetta e divina formadi felicità. non e alcun dubio che egli nonse ne accendesse fuor di misura, e dimenti-cando ogni altro obietto, non corresse impe-tuosamente dietro a questo solo; nè, in ciòfacendo , userebbe egli libertà, nè consiglio ,ma seguirebbe certo suo naturale et invinci-bile istinto ; nel che non sarebbe nè vizio,nè malvagità ni una, nè virtù pure.
Ma questa così eccellente forma e cosìesquisita di felicità nel viver nostro non siritrova; e benché il sommo e perfettissimopiacere non possa essere , secondo eli’ io cre-do, senza una somma e perfettissima onestà,nè la somma e perfettissima onestà senza unsommo piacere e perfettissimo ; ad ogni modo,perchè i piaceri che ci si propongono in que-sta vita, sono imperfetti, e le onestà altresì,avviene bene spesso che si disgiungan tra lo-ro, e ci si pari dinanzi ora il piacere con-giunto con la disonestà, et or l’onestà con-giunta col dispiacere e con l’incomodo.
E allora è che l’uomo venendo a delibe-razione et a consiglio, e usando la libertàch’egli ha di scegliere tra’ beni imperfetti