PARTE QUINTA 58^
die gli si mostrano, quello die gli è più ingrado, disponsi ad abbracciare o il piacerecon la disonestà, 0 l’onestà col dispiacere ; ese fa questo, fa azion lodevole e virtuosa ;se quello, malvagia e biasimevole.
Ma che che egli si faccia, la volontà dilui sempre si porta al bene ; imperocché fa-cendo azion malvagia, vuole il piacere, cheè un bene 3 e facendo azion virtuosa, vuoll 1 onestà, che è un altro bene ; nè e giammaiche voglia quello che vuole, se non inquantoè bene. Perchè di fatti nè il malvagio vuolea malvagità inquanto è malvagità, ma soloinquanto è gioconda; nè il virtuoso vuol lavirtù inquanto è scomoda , ma solo inquantoè virtù.
Onde si vede che 1 ’ uomo , anche ado-prando mal vagiamente, pur segue alcun be-ne, e però vi è mosso ed incitato da deside-rio di felicità; perciocché non pecca già egliperchè non voglia il bene, sprezzando la fe-licità, ma perchè non vuol quel bene chedovrebbe , e delle due parti della felicitàquella sceglie che è la meno prestante e lameno lodevole, cioè il piacere; lasciando l’al-tra , che e nobilissima e lodevolissima, cioèla virtù.
Saran di quegli i quali domanderanno, perqual ragione, componendosi la felicità di dueparti, dell’onesto e del piacere, debba 1’ uomoanzi seguir l’onesto senza il piacere, che ilpiacere senza l’onesto ; così che seguendoquello , faccia virtuosamente e sia degno dilaude, e seguendo questo, faccia malvagia»in ente. e degno di biasimo sia riputato.