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Volume II.
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587
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PARTE QUINTA 58^

die gli si mostrano, quello die gli è più ingrado, disponsi ad abbracciare o il piacerecon la disonestà, 0 lonestà col dispiacere ; ese fa questo, fa azion lodevole e virtuosa ;se quello, malvagia e biasimevole.

Ma che che egli si faccia, la volontà dilui sempre si porta al bene ; imperocché fa-cendo azion malvagia, vuole il piacere, cheè un bene 3 e facendo azion virtuosa, vuoll 1 onestà, che è un altro bene ; e giammaiche voglia quello che vuole, se non inquantoè bene. Perchè di fatti il malvagio vuolea malvagità inquanto è malvagità, ma soloinquanto è gioconda; il virtuoso vuol lavirtù inquanto è scomoda , ma solo inquantoè virtù.

Onde si vede che 1 uomo , anche ado-prando mal vagiamente, pur segue alcun be-ne, e però vi è mosso ed incitato da deside-rio di felicità; perciocché non pecca già egliperchè non voglia il bene, sprezzando la fe-licità, ma perchè non vuol quel bene chedovrebbe , e delle due parti della felicitàquella sceglie che è la meno prestante e lameno lodevole, cioè il piacere; lasciando lal-tra , che e nobilissima e lodevolissima, cioèla virtù.

Saran di quegli i quali domanderanno, perqual ragione, componendosi la felicità di dueparti, dellonesto e del piacere, debba 1 uomoanzi seguir lonesto senza il piacere, che ilpiacere senza lonesto ; così che seguendoquello , faccia virtuosamente e sia degno dilaude, e seguendo questo, faccia malvagia»in ente. e degno di biasimo sia riputato.