588 filosofia morale
E questi tali in vero pare che non abbianoancora abbastanza compreso 1’ eccellenza e ladignità deli-onesto. Poiché se l’onesto, cometante volte abbiamo detto, è quello che perse stesso e di natura sua dee volersi e se-guirsi, il dubitare se 1 uomo seguir lo debba,o pure se gli sia lecito scostarsene alcunavolta, egli è lo stesso che dubitare se l’uomoseguir debba quello che dee seguirsi. La qualdubitazione in cui potrà cadere? Non è dun-que lecito all’uomo lo scostarsi dall’onestàper che che sia; e se il fa, fa malvagiamen-te, et è degno di biasimo e di castigo.
Ma perchè sono alcuni, i quali avendogran copia di piaceri, vengono in tal traco-tanza e superbia, che disprezzando ogni one-stà, e ridendosene, si mettono sotto i piedila virtù, e purché non abbiano il castigo,niente importa loro di meritarlo ; fie bene ag-giùngere un’altra ragione, acciocché intenda-no, con questa loro alterigia mal provedersia i fatti loro. Imperocché pensando bene erivolgendo nell’animo quanto disdicevol cosasia, e mostruosa e indegna della maestà dellanatura , un malvagio il qual si goda lunga-mente della sua malvagità ; e quanto brutto eorribil sia il vedere, che colui che assassinòil pupillo, debba essere perpetuamente felicedel suo assassinio ; egli non può non credersie non tenersi per fermissimo che l’insidiato-re, il ladrone , lo spergiuro dovranno perdereuna volta quel piacere, per cui conseguire nondubitarmi di offendere così altamente l’one-stà. Et al contrario , essendo iJ virtuoso