5ga filosofia morale
volentieri con quella minore ch’egli ha? Sic-come dunque non è segnato alcun terminealla felicità, oltre cui non possa ella sten-dersi e farsi maggiore • così nè al desideriopure , il qual trapassa ogifi termine, qualun-que segnar gli si voglia, e va e scorre all’in-finito. Il che se apparisce negli altri beni cheeonstituiscono e formano la felicità , più an-cora e principalmente si manifesta nella virtù.Perciocché qual e 1’ uomo che voglia esseretemperante, e giusto e cortese, e valorosomisuratamente ? Anzi ognuno che sia onesto ,desidera di divenire onesto sempre più ; et èonesta cosa il desiderarlo. I piaceri poi cheadornano la felicità, e che sono onesti, chiè che, potendol fare, non ne volesse conse-guir sempre de i maggiori ? se già non venisseun qualche Iddio, il qual gl’imponesse di con-tentarsi di quei piaceri eli’ egli ha, facendodiventar virtù l’astenersi da gli altri. E que-sto desiderio de i piaceri dove non conduceegli l’uomo, o più tosto dove noi trasportae noi rapisce ? Alessandro, che fu grandissimonelle imprese e nei desiderj, oltre la Mace-donia bramò anche l’Asia, e dopo l’Asia unaltro mondo ; e se desiderò le virtù, comegl’ imperj, ben mostrò guanto sia grande nelcuor dell’ uomo, e vasto e interminabile eimmenso il desiderio della felicità.
Va poi e procede all’ infinito il desideriodella felicità anche per un’ altra ragione. Chiè colui che voglia esser felice per un certospazio di tempo, e non più ? E potendo ag-giungere un giorno solo, anzi una sola ora