PARTE QUINTA 5g3
alla sua felicità, non gliele aggiungesse? Nonè dunque nella lunghezza del tempo alcuntermine in cui si fermi, o più tosto cui nontrapassi, trasco.rendo sempre pili oltre, il de-siderio della felicità. E di vero se gl’infelici ?purché non sieno infelici del tutto, e lestipur loro alcun bene , desiderano , e corcanoe procurano con ogni sforzo, e si studianodi vivere quanto più possono ; molto piu pareche ciò si convenga di fare a i felici j i qualiessendo in così grande abbondanza di tutti ibeni, niuna ragione hanno perchè debba esserloro odiosa la vita , anzi n’ hanno una gran-dissima per desiderare di vivere e durar lun-gamente. E questo desiderio di vita, che nonIla termine alcuno ove si fermi e riposi, chealtro è se non desiderio di eternità? E di quinasce quell’abbonimento naturale e quasi ne-cessario che ognuno ha di morire. Per la qualcosa egli si par bene che strano sarebbe edisordinato provedimento della natura, se avesseprescritto alcun termine alla vita dell 1 uomo,non essendone prescritto niuno al desiderio •il perchè molti filosofanti si hanno fermamentepersuaso che la morte sia non già il fine delvivere , ma più tosto un passaggio da questavita temporale e breve ad una più lunga esempiterna. E questo dovremmo credere perpiù alto decoro della natura, quand’anche leragioni de i fisici noi consentissero ; le qualiperò non solo il ci consentono, ma ci dimo-strano chiaramente dover tenersi l’anima pereterna et immortale, nè morire essa morendo1’ uomo, ma sorgere a vita migliore e piùZanotti F. M. Voi, II. 38