PARTE QUINTA OC) 1 ;'.
ragioni. Primamente , non è alcuno elle pernome di felicità non intenda uno stato nobi-le, eccelso e preclaro e degno di lande, emeritevole d’ essere desiderato e voluto-, etale non può esser lo stato d’ un malvagio ;perchè chi sarebbe quello che stimasse degnodi laude, e meritevole d esser voluto, lo...stato cl’ un assassino, foss’egli anche signoreeli tutta l’Asia ? E noi reggiamo che i men- ,Eogueri e gli spergiuri, e i ladroni e gli usur-patori si ingegnano, quanto possono, di nonparer tali, conoscendo esser degno di gran-dissimo vituperio lo stalo loro. Che stato fe-lice è dunque questo , il quale si vuol na-scondere culi lauta cura per la vergogna?
Non diremo dunque felice, nò stimeremodegno di sì bel nome in niun modo coluiche non sia virtuoso. E molto meno il dire-mo, se considereremo che a quella felicitàche ora descriviamo , qual che ella siasi, dopola virtù massimamente si richiede la conten-tezza , la quale appena che possa stare senzavirtù; laonde anche per ciò richiedesi allafelicità la virtù. Ma questa parte della con-tentezza si vuol spiegare alquanto diligente-mente , perciocché dL essa si vantano taloraanche i malvagi.
Contento dunque si dirà esser quello, chepossedendo alquanti beni, vuole che questigli bastino, nè si affligge del desiderio de glialtri beni che non possiede -, i quali intantosolo desidera, inquanto volentieri li piglie-rebbe se alcuno gliele recasse, nè però siturba del non averli. Io voglio dunque cbe