Band 
Volume II.
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5g8 FILOSOFIA morale

egli possegga alquanti beni, e certamentequelli, la cui mancanza non potrebbe egli^ senon difficilmente e con fatica, sostenere} per-ciocché ben suppongo che a questo felice im-perfetto , che noi ora immaginiamo, non vo-glia concedersi una virtù perfettissima. Orase luomo contento dee possedere alquantibeni, desiderarne altri gran fatto, qualdiremo noi esser quel bene che più gli con-venga di possedere, e per cui debba mag-giormente contentarsi, se non se quello, cheessendo lodevolissimo e gloriosissimo , è an-che soavissimo e pieno di giocondità ed ètutto nelle mani di colui che lha, non po-tendogli esser tolto dalle insidie de gliuomini, dalla temerità della fortuna ? Certoche se fra tutti i beni dovesse alcuno sce-glierne un solo, e di esso esser pago e con-tento, dovrebbe sceglierne uno tale. Or chinon vede che tale si è la virtù ? La qual nonsolo è per se stessa nobile e magnifica, mariempie lanimo dun piacer puro e durevo-le, e che non induce sazietà, come il più degli altri beni far suole , che o non si sento-no , poiché si sono per qualche spazio godu-ti , o vengono a noja et a fastidio ; il cheveggiamo per isperienza ne i giuochi, ne iballi, nelle feste, ne i conviti e ne gli altripassatempi. E la sanità stessa non può sen-tirsi , quanto piaccia e sia dolce, se non siperde. Quanto poi vaglia la virtù a raffrenarela cupidigia de i piaceri, il che sommamentealla contentezza richiedesi, non è bisogno didimostrare, sapendo ognuno che la virtù è