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Volume II.
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600 FILOSOFIA MORALE

egli possa soffrire pazientemente tante e così

gravi percosse.

Et anche questo grandemente si ricerca aessere in qualche modo felice , che ninna gravesciagura ne sovrastia ; perchè quandanchefosse uno ornato di molte virtù , e fosse giu-sto e temperante, e magnanimo e valoroso ,et oltre a ciò avesse tanti piaceri che gli ba-stassero , così che nulla più desiderasse ; seperò noi sapessimo dover lui tra poco per-dere tutti i piaceri che ha, e dover caderein povertà , in prigionia, in obbrobrj , e indolori lunghissimi ed atrocissimi, chi sarebbecolui che ardisse di annoverarlo tra i felici ?Anzi chi sarebbe che noi chiamasse infelicis-simo ? essendo una certa maniera di infelicitàil dover essere infelice una volta. Ben è vero ,che se la stessa sciagura sovrasta al virtuosoet al vizioso, non è cosi gran male verso diquello, come verso di questo. Perciocché ilvirtuoso ha due grandissimi et eccellentissimibeni , che sono la virtù e il piacer virtuoso,che ninna sciagura gli può togliere ; e con-fortandosi con questi beni, sostiene con mi-nor turbamento la perdita de gli altri. Ma ilvizioso è privo di un tal conforto j e perdendoi piaceri, di cui gii fu cortese a qualche tempola fortuna , perde ogni cosa j sicché minormale sovrasta al virtuoso che al vizioso , quandoanche alluno et allaltro sovrastia la stessasciagura ; e se veggiamo talora il virtuoso do-lersi della malattia, o daltra tale sventura,e turbarsene più che il vizioso , ciò avvieneperchè quegli è virtuoso , questi