PARTE QUINTA 6oi
vizioso abbastanza. E come al virtuoso di cuiparliamo ( che non parliamo noi qui ora diun virtuoso perfetto, il qual di nulla si do-rrebbe , ma d 1 un virtuoso imperfetto et or-dinario), come dico, al virtuoso rimangonoancora alcuni impeti della passione , cosi alvizioso rimangono ancora alcune scintille dellavirtù, delle quali egli fa uso talvolta, e al-lora maggiormente quando e percosso dallegravissime avversità 3 sforzandosi all 1 uopo difare azion virtuosa e da forte, benché nonla faccia virtuosamente - , con che mostra quantola virtù gli sia necessaria. E in simil modoil virtuoso che si turba soverchiamente del-1’ avversità, mostra che gli sarebbe necessariamaggior virtù.
E se così è , che a questa imperfetta feli-cità, alla quale aspirar possiamo con qualchemaggiore speranza, le tre sopraddette cose siricerchino, cioè la virtù in primo luogo, poila contentezza , che appena può essere senzavirtù , e finalmente che niuna grave sciagurane soprastia ; egli è ben chiaro non potersiniuii uomo chiamarsi pienamente felice nè puredi questa così corta e così ristretta felicità.Perchè, posto ancora che uno abbia moltavirtù, e sia contento di ciò che ha, nè piùdesideri 5 chi può sapere se niuna grave scia-gura gb soprastia ? Quanti si credetter felicila mattina, che furono infelici la sera3 e do-vendo esser infelici la sera , lo erano ancorla mattina, ma non se ne accorgevano ! Quantivinser la causa , e ottennero la maestratura eP imperio con grande allegrezza, che poi se