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Volume II.
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603
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PARTE QUINTA 6o3

Imperocché che gran sapienza sarebbe maiquella che sapesse apprestare il cibo a gli uccelli,e formar la tana alle fiere, e non sapesse poicome regger gli uomini, e governargli giusta-mente ? E se questo sa la natura, come ver-giamo che sa tante altre cose , et oltre a ciòpuò farlo , come crederemo noi che noi fac-cia? Che se rade volte veggiamo in questomondo punito il vizio e ricompensata la virtù(che in vero lo veggiam di rado), non e perquesto da conchiudersi che sia stolida, o im-potente o ingiusta la natura; ma più tosto èda dire che un altro mondo ci aspetti piùcomodo e migliore, in cui abiti la giustizia ela verità , et ove debba il vizioso esser puni-to , e il virtuoso ricompensato. Ed è tàntogrande lopinione, che si ha in questa filoso-fìa, della sapienza e della bontà della natura,che non si crede possa farsi azione alcuna dagli uomini, quantunque piccola, che non debbaa qualche tempo esser punita dalla natura, seè malvagia, o ricompensata , se virtuosa. Eper ciò credesi che i malvagi in questo mondosieno assai volte fortunati, et al contrario op-pressi i virtuosi, potendo gli uni con qualcheonesta e virtuosa azione aver meritato qual-che breve felicità, e gli altri con qualche leg-ger difetto aver meritato, una breve miseria epasseggierà.

E certo seguendo una tale opinione, chetanto confida nella bontà della natura, non èda aspettarsi nella presente vita alcuna verae compiuta felicita, ma è più tosto da spe-rarsi in un altra, dove il piacere sarà più