6o4 FILOSOFIA morale
puro e perfetto, e dove all’ esercizio faticosodelle virtù succederà la quiete d’ una tran-quillissima contemplazione ; o sia die 1’ animadel virtuoso in quella nuova vita passi d’unoin altro vero, o sia che tutti i veri discoprain un solo, il q ua ^ comprenda in se stessoogni forma di bene e di beltà: illustre e no-bile ricompensa de i virtuosi, e degna dellamagnificenza della natura.
Poste le quali cose , non può negarsi cheil virtuoso non sia pianto felice in questa vita,quanto esser si può. Cosi che quando ancoratutti gli altri beni di questo mondo, e ric-chezze et onori et imperj, e bell ezza e sa-nità e scienza a lui mancassero , pur felicis-simo tra gli uomini chiamar si dovrebbe, soloche ritenesse la virtù. Imperocché siccomeinfelice è colui, anzi infelicissimo , a cui so-vrasta una somma miseria, così felice chiamarsi può, anzi pur felicissimo, quello cui sovrastauna grandissima e somma beatitudine. E que-sto bastar potrebbe in verità perchè lo statodel virtuoso fosse da desiderarsi e da volersisopra ogni altra cosa. Ma non consiste peròtutta la presente felicità di lui nella sopra-stante beatitudine, essendo egli felice per piùaltre ragioni ancora : prima perchè sperandouna tal beatitudine, comincia già da ora incerto modo a godere; poi perchè è virtuoso;e finalmente perchè sente il piacere della vir-tù. Et ecco un’ altra forma di felicità moltonobile e molto magnifica , che essendo postanella virtù, e in quel piacere e in quella spe-ranza che non mai 1’ abbandonano, sottrae