6o6 FILOSOFIA MORALE
1’animo dell’uomo, ma non il corpo; et essivorrebbon pure cbe fosse felice anche il cor-po ; perchè avendosi posto in mente chel-uomo sia composto damma e di corpo ,sembra loro che se il corpo non è felice essopure, non sia l’uomo, ne debba dirsi felice,die per metà. È anche un altro timore cheritrae gli uomini e gli allontana da Platone ;perchè invitandogli questo filosofo a sprezzartutti i beni di questa vita, fuori che la vir-tù, e ciò iu grazia d’uu piacere eterno etimmutabile eh’ ei ne promette iu un’ altraquantunque egli tutto questo assai bene econ belle ragioni dimostri, ad ogni modo nonse ne fidano; e parendo loro che i beni diquesta vita sieno troppo più stimabili che nonsono, temono di avventurar troppo se gli ab-bandonino, -seguendo la speranza che lor viendata dall’ opinion d’un filosofo. E che sareb-be, se Platone , come tant’ altri, fosse ingan-nato ? Se questa astrusa felicità, che abita esta tra le idee, non fosse altro cbe un vagoe dolce sogno? E noi intanto per amor diessa perduto avessimo quanto di bene è quagiù ? Così dicono i pusillanimi, e non fidan-dosi di Platone , si fidano della fortuna, ecorron dietro a gli onori, alle ricchezze, alledignità e a tutti i beni di questa .vita, chelor si mostrano in minor lontananza , e cheessi, non so perchè, si persuadono di doverconseguire una volta; quasi fossero più sicuridi dover vivere fra dieci anni in questo mon-do , che fra due mila in un altro. Così com-mettono la loro felicità alla temerità della