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Volume II.
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607
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PARTE QUINTA 607

fortuna, non volendo commetterla alla ragiondun filosofo.

E questi tali che non si fidano di Platone , abbastanza si assicurano dun altra vita , di quella sovrana incomparabil felicita,vorrebbon forse, a quel eh io mi credo, chelor venisse dal cielo un qualche Iddio , e gliassicurasse. E certo se egli venisse a loroquesto cortese Iddio, e gl instruisse ; fareb-bon gran senno a volger le spalle a i filoso-fi, e lui solo ascoltare, e non altri. Chi sache egli non mostrasse loro unaltra nuovae maravigliosa et inaudita forma di felicità,non ancora caduta in mente a verun uomo,la qual però, qualunque fossesi, par certo chenon dovesse poter conseguirsi se non per vir-, e dovesse essere ad altra vita riserbata.E quel medesimo Iddio che avesse preso tantacura di noi, e fosse venuto di cielo in terraper dar lezione a gli uomini, e farsi maestrodi felicità, ci direbbe forse, se lanima siatutto luomo, così che il corpo a lui nullaappartenga; il'che se fosse, essendo felicelanima, sarebbe felice altresì tutto luomo:o più tosto chi sa che questo divin maestro,svelandoci un nuovo e non più udito ordindi cose, non ci mostrasse un qualche risor-gimento , per cui dovessero lanime separateriunirsi una volta a i corpi loro per così fattamaniera, che essendo esse felici, lo fosseroanche i corpi, e venisse luomo in tal modoad esser tutto felice ; et ogni parte di lui, equanto è in lui, e anima e corpo, e senti-menti e potenze, tutto fosse pieno e ricolmo