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Volume II.
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615
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SOPRA ON ttSRO flUNZESÉ! Gl5

momenti felici di piaceri, ne segue final menteche la felicità si componga del piacere ; etessendo il piacere non altro che un senti-mento dolce e caro che luomo prova in sestesso , bisognerà dire che la felicita sia po-sta in un tal sentimento. Ora essendo la feli-cità , secondo che affermano i filosofi (lAutor Francese è loro in ciò contrario ) ,quellultimo fine a cui necessariamente ten-don tutti i voleri dell uomo, farà mestieri ildire che l'ultimo fine di ciascun uomo siaposto in lui medesimo , e consista in un sen-timento dolce e caro che egli procurar debbaa se stesso, possa voler altro.

Il che se è vero , non dovrà luomopotrà diriger veruna azion sua se non al suosolo piacere-, glimporterà della moglie, de i figliuoli, de i parenti, degliamici, se non quanto ne verrà a fui alcunsenso di giocondità5 levato il quale, non do-vrà egli voler più tosto la salute che la morteloro, più tosto la conservatoli della pa-tria che 1 esternimi0 : sentenza dura oltremo-do . e da non essere r d'vuta in gentile ani-mo. E certo che gli Epicurei stessi cercanodissimularla quanto possono , e per parer buonicittadini, van pur gridando e protestando diamar la patria loro, e volerne la conservazio-ne -, ma interrogati poi, per cpial fine la vo-gliano, tratti da i lor principi!, bisogna cherispondano di volerla per quel piacere chesperai! di trarne. La qual risposta niente hadi gentile 5 perchè se io domanderò di nuovolEpicureo , che dunque sarebbe egli pei