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Volume II.
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636
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636 ragionamento

desuoi gloriosi ritrovamenti. E quanti altriargomenti tenevano in prónto gli Epicureiper consolarsi nelle disgrazie ? Intesero dun-que non solo ad accrescere la somma de ibeni, ma eziandio a sminuire quella de i ma-li. E lo stesso pure fecer gli Stoici , i qualistimolando gli uomini al conseguimento dellevirtù , gli distoglievano dalle colpe , e cosììnsegnavan loro non meno di procacciarsi ilbene che di fuggire il male ; perciocché chealtro era appresso essi il bene, se non lavirtù i il male j se non la colpa ? E se nonvollero chiamar beni la sanità, le ricchezze,gli onoii, i comodi, voller però che 1 uomopotesse e dovesse cercarli sott altro nome.Di che si vede che non pensarono solo asminuire i mali.

Ma posto pure che a ciò solo pensasser gliStoici, e che al contrario gli Epicurei nientealtro studiassero che di accrescere iheni, ionon so già se per questo dovessero gli Epi-curei esser posposti agli Stoici , e dovesse cre-dersi che meglio questi, che quelli, avesseroproveduto a i bisogni de gli uomini} che anzia me pare che vi abbiano proveduto e gliuni e gli altri egualmente. Perciocché s 1 egliè vero quello che lAutor dice, cioè che 1 afelicità sia posta in quellavanzo che resta,sottraendo la somma de i mali alla sommade i beni -, chi non vede restar sempre lostesso avanzo, o prima di fare la sottrazionesi sminuiscano i mali, o i beni si accrescano ?E se in cosa chiara io volessi, per parer mate-matico , essere oscuro, potrei chiamare ( come