638 ragionamento
qual trae da gli scritti dh Seneca e di Epiteto e dell’ Imperador M. Aurelio , che fu slirmato a’suoi tempi Stoico grandissimo. Peròcomincia dal commendare questi tre valentifilosofi ; il che fa con molto ingegno , e , comeFranzese, con molta grazia.
Poi venendo alla forma istessa della lorofilosofia , dice , in primo luogo, aver gli Stoiciavuto per fine , non già la virtù, ma la fe-licità della vita presente. La qual cosa nonso come potesse essere ricevuta nè da Sene ca , nè da Epiteto , nè da M.' Aurelio, i quali,siccome Stoici , insegnavano appunto, la fe-licità non in altro esser posta che nella solavirtù; e per ciò dicevano, la sola virtù esserP ultimo fine dell 1 uomo ; e in questo princi-palmente si allontanavano da gli altri filosofi.
Dopo ciò, pare che l’Autor Franzese riducatutta la filosofia degli Stoici a tre precetti,che sono i seguenti. Prima, che dee l’uomofarsi padrone de i giudicj che egli forma in-torno alle cose' poi, che dee impedire chele cose estrinseche niente possano sopra dilui ; finalmente , che s’ egli è stanco di vive-re, dee dar morte a se stesso et andarsene.Io veramente , a quello che mi ricorda averletto in Cicerone , il quale più che ogni al-tro ha diligentemente spiegata la filosofia de-gli Stoici, non la riconosco abbastanza ne itre precetti sopraddetti ; comechè il primo ionon intenda assai chiaramente. Imperocchénon so quello che voglia dirsi PAutore, di-cendo che 1’ uomo dee farsi padrone de 1 suoigiudicj; poiché se questo significa [nè so che