C?4 2 ragionamento
naturale, nè speranza aver può, nè timore al-cuno della vita avvenire ; e in tal caso faràben di ammazzarsi tutte le volte che la sommade i mali che egli soffre , sia maggiore dellasomma de i beni ch’egli possiede 5 percioc-ché essendo a tal termine, egli è infelice, epiù comodo a lui sarà il non essere di modoalcuno. Che fa egli dunque in questa vita?che non ne esce, e non ritorna nel nulla,ove potrà starsi piu comodamente ? Così ri-sponde l’Autor Franzese.
E certo egli è molto da commendarsi cheabbia dato alla Rfeligione tanto di autorità,che possa o col premio o col castigo tratte-ner quelli che hanno voglia di uccidersi. Etio volentieri gli consento. Ma non mi piaceg ii che abbia poi ridotto la ragion naturalea tanta disperazione e miseria, che nienteaspettar possa dopo la morte. Nè so come nepossa esser contenta la Religione islessa, chenon fu mai nemica della ragione. Certo chei Gentili, i Romani, i Greci, gli Egizii, gliArabi , i Caldei, e tante altre nazioni, le qualiniun lume ebbero se non se quello della ra-gione , pure aspettarono un’altra vita. Quantili 1 oso fi promisero all’anima l’immortalità? IPitonici, che sono stati in tanto grido, senefaceano, per così dire, mallevadori. Io nonso dunque come possa con tanta sicurezza af-fermarsi (massimamente non recandone argo-mento niuno) che la ragion naturale sia privad’ogni speranza della vita avvenire j così cheavendo sostenuto fortemente e con virtù imali delia vita presente, non possa aspettarne