SOPRA UN LIBRO FRANZESE 643
qualche premio in un’altra. Al quale premionon dee l 1 uomo però voler correre , nè af-frettarsi, ammazzandosi per impazienza ; checiò sarebbe un demeritarlo. Al contrario senoi ascoltiamo l’Autor Franzese, qual sarà1’ uomo che dove non sia da Religione im-pedito , non debba darsi morte per pruden-za] Imperocché s 1 egli è vero che tutti queiche ci vivono , più copia hanno di mali chedi beni, (siccome nel secondo capitolo haegli inteso di dimostrare ) tutti che ci vivo-no, sono infelici; e ciò posto, è a tutti me-glio il morire ; faranno dunque tutti gran sennoa darsi morte. Argomentazione orribile e spa-ventosa , la qual se fosse ascoltata, non moltoandrebbe che più non saria chi ascoltar lapotesse. E se la ragione insegnasse ad ogniuomo di dover tosto uccidersi, mal consiglioavrebbe preso la natura, che volendo, comel 1 altre spezie, cosi ancora conservar quelladegli uomini, confidolla alla ragione. Ma diquesto panni aver detto abbastanza.
Considera ultimamente l’Autor Franzese, nèsenza qualche maraviglia, come gli Stoici te-nessero in poco conto certe quistioni, chepur tratta varisi lino a que’ tempi con grandestrepito da i filosofi: se esistesser gli Dii: seprovedessero alle cose: se fosse l’anima im-mortale. Intorno ai quali punti comechè nonsi accordasser tra loro, pur s 1 accordavanotuttavia nelle regole delle azioni e dei costu-mi; onde pare che dovessero avere quelle qui-stioni per poco importanti. E quindi cresce«11’Autor Franz ose la maraviglia > consideramelo