646 ragionamento
incommutabile e sempiterna ; fosse ancora co-noscitrice di se stessa, e d’ogni parte perfet-ta, creatrice delle cose, onnipotente e beatajdi die se avessero potuto accorgersi, l’avreb-bono riguardata come un Dio } nè so se iCristiani gli avessero di ciò sgridati. Ma essinon conoscendo in quella loro onestà se nonuna certa sovranità et imperio, quantùnquele altre perfezioni di lei non scoprissero, purla seguirono, e seguendola seguirono un Dio senza saperlo 5 e in ciò si differenziaron danoi •, che noi seguiamo Dìo accorgendocene,essi il seguivano senza accorgersene.
C A P. VI.
De gli njuti che traggonsi dalla filosofiade J Cristiani per la felicità della vita presente ,
Dopo le cose fin qui dette, voi potete age-volmente intendere , signor Conte Gregoriocarissimo, che io non posso scorrere il sestocapitolo deìl’Autor Francese senza contraddir-gli quasi in tutto ; perchè quantunque io sogliacontraddire malvolentieri, e già ne sia stanco,pure la cosa stessa mi vi reca. Prende quivil’Autor Franzese a persuaderci che la filosofiadegli Stoici e quella de’ Cristiani, quanto aciò che appartiene alla felicità della vità pre-sente , così son diverse tra loro e contrarie ,che nulla più. E ciò intende di dimostrare,facendo varie comparazioni dell’ una filosofiacon 1’ altra ; le quali comparazioni io seguiròcon le mie considerazioni, nè mi partirò gran