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SOPRA UN LIBRO FRANZESE 655
e della morule, si ingegnano e si sforzano diprovarmi che io non gli ho impressi nell’a-nimo dalla natura- che mi son venuti dall’e-ducazione e da il’usanza, e che molte nazioninon gli ebbero. Quasi che potessero i prin-cipii cessar d’esser principii per questo; edovesse l’uomo, prima di stabilirgli, avei in-toso onde essi ci vengano, se dalla natuia. odall usanza j e aver letto le istorie di tutti ipopoli , per veder pure se alcuno, mai ne sìastato privo di essi. Le quali ricerche se farsi dovessero innanzi di stabilire alcun prin-cipio , certo è che ni uno mai se ne stabilireb-be. Ma le sentenze che mi si presentano al-l’animo, saranno pure principii, da qualunqueparte, e per qualunque modo mi si presen-tino , purché io senta in me stesso di nonpoter dubitarne.
Conosco, ornatissimo signor Conte, di es-sermi allontanato dal proposto argomento piùforse di quello che io dovea ; certamente piùdi quello che aveva in animo ; ma la cosaistessa mi ha trasportato. Ora perù tornandolà donde partii, dico , che se la ragione e1 onestà insegnano a gli uomini , e voglionoche l’uno intenda al ben dell’altro, e tuttiosservili le leggi e stieno in società, chi po-trà credere che gli Stoici, i quali a nuli’ al-tro miravano che all’ onestà sola, fosser poidi parere che dovesse ogni uomo pensar so-lamente a se stesso, nulla curando il ben degli altri? E meraviglio mi come abbia volutol’Autor Franzese imporre ad una setta cosìillustre una sentenza così inumana. Forse non