PARADOSSI
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X I.
Come le parole così le frasi, altre sonbelle , altre brutte più o meno. In qualun-que cosa consistala lor bellezza, egli par«rto che l e comuni, e quelle che tutto ’l5“ s °no in bocca di tutti, per se non rendanbella P orazione, la quale per esser bella, vuolesser sparsa di parole e frasi non tanto co-muni, ma più scelte, le quali però sieno co-modamente intese. Le cose fatte da voi, nonparrà che abbia bellezza. Parrà bello il dire :Le cose per voi fatte .
Di qui si vede , che a scriver bene e or-natamente, assai giova che la lingua, in cuisi scrive , sia abbondante di parole e di frasi,altre più comuni et altre meno. Olii scrivein una lingua abbondante , è come un uomoche ha molti abiti, altri per gli usi domesti-ci, altri per prodursi in pubblico, altri pel-le feste solenni.
S’inganna il Varchi a credere che la lin-gua Toscana sia più bella che tutte Y altrelingue, essendo più dolce che tutte le altre.Ta somma bellezza di una lingua è posta inquesto, eh’ ella sia attissima a tutti gli stili 5al che molto le gioverà Tesser molto abbon-dante.
X 1 I.
Può alcuna voce o forma di dire esserevenuta in uso in certe occasioni e circostan-ti e non in altre} e in quelle potrà usarsi,