PARADOSSI
6ni
XIII.
Una lingua può sapersi in due maniere.Prima potendo pai’larla senza errore e congrazia: così le donne Fiorentine sanno egre-giamente la lingua loro. Poi avendo in mentele parti di cui si compone la lingua ridottea certi generi , e conoscendo quelle regole,ovvero leggi costanti a cui riducesi il cosivario e moltiplice uso di dette parti} e questoè saper la lingua scientificamente e da uomodotto ; e così la sa P eccellente gramatico.
I gramatici con le loro regole rendon piùbreve lo studio delle lingue, comprendendo inun precetto solo infiniti casi particolari, chesenza quel precetto dovrebbono studiarsi tuttiad uno ad uno. Imparar le cose per regole è difatica e noja maggiore cbe non è impararle peruso , il qual uso si fa a poco a poco e quasisenza avvedersene. Un discreto gramatioo ri-durrà a regole tutte le cose eli’egli crederàpoter ridurvi senza stancare soverchiamente idiscepoli; delle altre si rimetterà all’uso.
Fra tutù i metodi par che il migliore siaquello del Gesuita Alvaro. Distribuendo eglitutti i suoi precetti a varie classi, può, chivuole, pigliar le regole assegnate alla primaclasse, o anche alla prima e alla seconda, equanto alle altre, rimettersi all’ uso. Così nel-PAlvaro ha ciascuno una gramatica lunga obreve a piacer suo. Il Sanzio, fra tutti cer-tamente ingegnosissimo, in troppe cose si ri-mette all’ uso.