PARADOSSI (y* 3
Ja lor ragione vaierebbe, quand’anche si as-segnasse una quantità infinitesima.
Allo stesso modo potrebbon dire che laquantità assegnabile arriva ad essere minoredi qualunque differenza, perchè qualunque dif-ferenza si assegni, potrà sempre trovarsi unaquautilà assegnabile minore di essa : se nonaltro, la metà di essa, 0 la terza parte, 0 laquarta, ec.
XVI.
La lingua comune in cui scriviamo, nonessendo propria di veruna provincia , non sipuò apprendere che dall’ uso co’ forestieri, e.dalla lettura delle scritture e de’libri.
Dal parlare però de’ forestieri poche bel-lezze di lingua possono apprendersi a benescrivere. Chi vorrebbe scrivere così appuntocome si parla nella comune conversazioneeziandio da’buoni parlatori? Se è però alcuno,dal cui parlar quotidiano possano apprendersibelle forme di dire da valersene anche nellescritture , ciò saranno Fiorentini, e massima-mente le donne, le quali parlano la loro lin-gua meglio che gli uomini ; poiché la linguain cui si scrive, trae moltissimo dalla linguaFiorentina.
Resta che il bello scrivere debba appren-dersi quasi in tutto dalle scritture e da’ libri.Laonde la lingua in cui si scrive in Italia , èquasi una lingua morta; e non è del tuttomorta, perciocché il popolo F intende, ben-ché non la parli.
Zanottx F. ìM. Voi. Il, 43