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Volume II.
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PARADOSSI

XVII.

Que primi che vollero far scritture chefossero generalmente intese, e per bellezzadi lingua piacquero, non poterono se nonscegliere e raccorre da tutte le lingue dItalia quelle voci e forme che lor parvero le piùgentili e le più nobili. Così fecero il Villani,il Boccaccio , Dante, il Petrarca , et altri diquel secolo , le cui scritture parvero a tuttileggiadrissime. Essi presero moltissimo dallalingua Fiorentina, e perchè erano Fiorentiniessi, e perchè sempre sè creduto quella lin-gua essere fra tutte la più leggiadra. Il Bemboperò riconosce in Dante molti Venezianismi. IlSalviati vuole che il Boccaccio formasse dase molte forme di dire. I commentatori tro-vano eziandio nel Petrarca voci non Fiorentine.Più Fiorentino di tutti forse fu Giovanni Vil-lani . Come che sia , gli scrittori di quel secolocomposer così una lingua viva, può dirsi ,nelle scritture , la qual parve a tutti bella eleggiadra.

Luso ha potuto alterar queste lingue, comele altre; potendo esso far, che ciò che pia-ceva , più non piaccia, e ciò che dispiaceva,più non dispiaccia. Può anche avvenire chele belle forme della lingua si dismettano, nonperchè non piacessero, chi le usasse, ma per-chè gli scrittori non vogliono far fatica dinotarle ed apprenderle. Nel che pare che pec-cassero gli scrittori per lungo tratto di quelsecolo che segui a quello del Boccaccio . Verso