PARADOSSI 679
degli antichi scrittori ; nè noi possiamo vederlitutti ed esaminarli, essendo tanti di numeroe rade le stampe migliori ; anzi essendonemolti non ma i stampati ; il perchè gli Acca-demici della Crusca bene spesso si vagliono di
manoscritti.
Essendo in tante cose discordi i gra mutici,tr °Ppo spesso avviene, che leggendo ottimiscnttori , si trovino essere usciti dalla regolad’un gramatico or d’ un altro. A gindiciodel Salviati, gramatico valentissimo, il Poli ziano nelle sue stanze richiamò 1 ’ antica ele-ganza ,, il qual Poliziano in quelle stanze ha :fedo no, sospirorno , cominciamo, centaur , istanchi luiri , sprezzarci , ec. Il nostro Corti-celli , uomo dottissimo, mette a errore averòper avrò , e in ciò s’ accorda al Castelvetro .Il Bembo però lo usa nelle prose, e ne’Fio-retti di S. Francesco leggesi averò et averebbe.Lo stesso Corticelli afferma che può dirsiaviamo per abbiamo, solo perchè P ha dettoalcuna volta il Galileo. Pur P avea detto Gio.Villani nella sua Storia, p. 28 , stampa di Ve nezia , i55g.
Questi incontri cosi spessi fanno che i piùdi quei che scrivono, si perdon d’animo, enon senza qualche ragione abbandonano i gra-natici.
XXI.
Pare a molti molto strana P opinione cheil Bartoli mostra di avere in quel suo erudi-tissimo libro ; II torto, e il diritto ; ed è, che