6So PARADOSSI
iiiuna regola vaglia a scriver bene, se nonquella di seguir F uso con giudicio. Io credoche della stessa opinione esser dovesse ancheil Conte Baldassar Castiglione, il quale scri-vendo tanto leggiadramente quel suo Cortegg-ilo , e non volendo assoggettarsi alle regoledella Toscana lingua, le quali però a que’tempipoche esser dovevano, qual altra regola averpotea, se non quella di seguire un certo suogusto accompagnato da buon giudicio ? Anziqual altra regola seguir poterono il Petrarca ,il Boccaccio , il Passavanti e gli altri chefiorirono in quel secolo, quando niuna regoladi gramatica era ancor stabilita ? E sì quellifurono i più eccellenti scrittori che abbia avutol’Italia . Non è dunque l’opinione del Bartolida rigettarsi.
Egli è ben vero, che volendosi seguir Fusoa scriver bene, non bisogna per ciò credereche una voce o forma di dire sia per esserbuona nella scrittura, solo perchè sia comin-ciata ad usarsi nelle botteghe de’ Caffè, onella comune conversazione. L’uso che vuolseguirsi j si è principalmente quello che si facon gli eccellenti scrittori, leggendo attenta-mente i loro scritti, e notando le voci e leforme più vaghe, per valersene poi con giudicio.
XXII.
L’amore della società non è, nè può es-sere , se non che un amore universale di tuttele parti che la compongono. Chi ama alcuneparù solamente, ama quelle, non la società.