686 PARADOSSI
usarle, e dir: dolzore, stea, messere, madon-na, non avendo in se quelle parole deformitàniuna, nè polendo essi sapere che una voltasarebbero venute in dispregio. Le voci in-filarsi e immiarsi , perchè non erano degned’essere introdotte nella lingua, anzi ne’ver-si , come tentò Dante nel canto nono del Para-diso? Ma ad altri poeti non è mai venuto in ac-concio di usarle, però si rimangono ancoravoci strane. Io non loderei già lo stesso Danted’aver detto nel canto decimo settimo delParadiso: E lascia pur pattar dov 1 è la rogna;e nel ventunesimo dell’ Inferno : Et egli areadel cui fatto trombetta; parendomi che taliforme sieno cattive, non perchè più nons’usino, ma perchè sono naturalmente cattive.
X X V I.
Il poema di Dante è quasi un perpetuo dia*logo tra Dante , Virgilio , Anime dell’Infernoe del Purgatorio , Beatrice e Santi del Para-diso. Dante e Virgilio son due poeti amiciche parlan tra loro dimesticamente, le Animedichiarano, ciascuna, il lor peccato, e il ca-stigo che ne soffrono. Beatrice e Santi s’in-trattengono di dottrine teologiche.
Chi non vede che a tal poema si confàappunto quello stile che tenne Dante , nonsplendido et ornato, ma pieno, semplice, in-gegnoso, pien di costume, e, toltone le fa-cezie e le beffe, traente alla commedia? Consì fatto stile espose egli varii accidenti conagnizioni bellissime, piene di affetti soavissimi y