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Volume II.
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688
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688 PARADOSSI

Abbiam veduto commedie aver concorso gran-dissimo, le quali però niun poeta desidere-rebbe aver composte.

X X Y I I I.

Se il poeta, che compone tragedie o com-medie, propongasi per fine di piacere al po-polo , egli si mette in mano alla fortuna , e

F erde tempo se studia molto a conseguirlo,retori propongon per fine alloratore nonil persuadere, ma il dicere apposite ad per-suadendum; conoscendo che il persuadere di-pende da più cose che non sono in potestàdeir oratore. Il poeta dunque, o tragico ocomico, desideri di piacere al popolo, ma nonsia questo lo studio suo.

Il poeta non pensi gran fatto al popolo chevedrà rappresentare le sue tragedie o com-medie 5 pensi più tosto agl 1 intendenti che leleggeranno ; come quelli che scrivono eglo-ghe e dialoghi, che non pensano a verunarappresentazion popolare, ma solo a quellarappresentazione che farannosi i leggitori nellamente loro.

Le tragedie e le commedie durano lun-ghissimamente nella memoria degli uomini,non perchè piacciono al popolo, ma per-chè piacciono aglintelligenti che le leggono.Così dopo due millanni si leggono ancorae si lodano Sofocle , Euripide , Plauto , Te­ renzio . A quanto numero d 1 uomini hannoquesti recato piacere in così lungo spazio ditempo! Onde può elusi che le commedie o