Band 
Volume II.
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690
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6go

PARADOSSA

XXX.

Dicono alcuni, che scrivendosi un trattatodi dottrina con quella strettezza che si ricercaper dettarlo ai giovani nella scuola, non puòimitarsi Cicerone , e bisogna trascurare affattogli ornamenti delleloquenza.

Io credo che così dicano, perchè di Cice-rone non hanno forse mai letto che le Ora-zioni, o al più i Dialoghi più ornati e pom-posi, come de Oratore, de Natura Deorum ,che Cicerone scrisse per servire non soloalla dottrina, ma anche al diletto. Ma noncosì direbbono se leggessero i libri de Inven-tione, la Topica, le Partizioni oratorie, scritteda Cicerone con tanta eleganza e insieme contanta strettezza, quanta può mai desiderarnequalsivoglia scolastico. Perche non leggono laPiettorica ad Herennium ? Perchè non leggonoCornelio Celso ? Troverannovi certamente tuttala strettezza che vogliono, con una sommaeleganza. E in questo genere quanto impararpotrebbono da Aristotile ! Ma i nostri maestridi Retlorica così avvezzano la gioventù, chenon conosce altra eloquenza che quella delleorazioni forensi e fanno gran male.

XXXI.

Dicono che due quantità decrescenti in in-finito , se nel decrescere conservano sempre lastessa proporzione tra loro, per esempio dii oo ad i, avranno anche in ultimo la stessa