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Volume II.
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693 PARADOSSI

li simile avviene anche ai Fisici nello sta-bilire le leggi della natura. Osserva uno cheil Sole tira a se Giove e Marte 3 vedesi dun-que , dice egli, che il Sole tira a se i pianeti.Un altro dice: vedesi che tira a se i corpicelesti ; onde trarrà ancor le comete 3 e unaltro : vedesi che le Stelle ; una delle quali èil Sole , tirano a se 3 e un altro farà questaforza attraente comune a tutti i corpi, ancheai terrestri. Quale di queste leggi è da aversiper vera?

Il pregio di una legge si è lessere costantee invariabile negli effetti in cui si osserva,ed oltre a ciò lessere ben dedotta; e tantomeglio è dedotta, quanto più sono gli effettiin cui per esperienza trovasi osservata, e menoquelli a quali vuole per analogia la leggeestendersi , benché non ancora osservata.

La legge della comune attrazione mancamolto di questi pregi. Applicandola a corpicelesti, mettiamo che tra pianeti e cometesia stata' ella osservata in trenta o quaranta.Che sono, chieggo io, trenta o quaranta ri-spetto al numero innumerabile di tutti i coi picelesti ? La deduzione dunque è sempre peri-colosissima. Quelli che con molta gravità in-segnano non doversi stabilire una legge, senon dopo fatto un bastante numero di osser-vazioni, non insegnando qual sia questo nu-mero che basti, niente insegnano. Applicandopoi la legge a corpi terrestri, che incostanza !che varietà! Che ora segue una proporzione,ora un altra ; ed or divien repulsiva, ed ètutta piena dincertezza.