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sca ; perciocché ivi disaminando i novelli avvedimenti con cui quegli Ànfìzioni del bel parlare del Sì intendono condurree migliorare la promessa e sempre indugiata ristampa del Vocabolario , notò essere stati quelli per buona parte mandati adeffetto da’ compilatori di Napoli . (3) Da ultimo vedemmo il Gazzeltier Milanese caldeggiare la nostra causa al paragonedel Vocabolario teste impreso dal Passigli in Firenze a guida del eli. Giuseppe Manuzzi , degno amico e in certo modocontinuatore del Cesari. Che se non possiamo inchinar l’animo a parteggiare col giornalista ed entrargli mallevadoridi tutte le ragioni cli’ei fa, non cesseremo perciò di averne buon merito alla sua benigna intenzione.
Per venire a conchiusione di questa parte eucaristica, diciam così, del nostro discorso , ci rimane a nominareorrevolmenle coloro che gl’ inediti spogli dà essi fatti donandoci , ne posero in grado di arricchire di oltre a cinque-mila articoli la nostra compilazione: generosi e dotti uomini, a’quali ben è ragione che noi rendiamo grazia pergrazia. E fuori e dentro i confini di questo Regno li annoveriamo. Tra quelli, oltre i signori Pezzana e Parenti giàda noi mentovati e le cui giunte dalle loro iniziali lettere vanno distinte, convien ricordare il professor PietroDal Rio, che imprima da Roma e di recente da Ferrara c’ inviò una mano di voci e locuzioni tratte da’ classici , seb-bene non trecentisti, le quali alle ricerche de’nostri precessori eransi involate. Tra questi, molti sono che crebbe-ro la suppellettile de’ duemila temi somministratici dal nostro professor Presutti. Ne avemmo dal cav. Francesco Carelli , mancato a’vivi due anni or sono, con nome d’insigne fra gli archeologi di questa età; ne avemmo dal-l’altro Accademico Ercolanese, abate Gaspero Selvaggi, oggi meritevole Segretario della Giunta di Pubblica Istruzione,non meno delle greche e latine lettere che delle italiane peritissimo, e presso il quale trovasi una raccolta di Testi dilingua, la più doviziosa forse che oggi possegga alcun privato uomo in Italia : preziosi volumi di cui egli, non mencortese che dotto , ci fa copia ogni volta che ne vidi l’uopo di consultarli ; ne avemmo , e in gran numero, dal cano-nico Macri, coajutator nostro, autore di molte c note opere, e ne’tesoi’i della favella frugatoi- paziente e sottile; avem-mo ancora quelle notule die nello studio del Marchese Basilio Puoti , lume ed ornamento della città nostra, si vanfacendo sulle più elette scritture de’ padri e baili della lingua, secondo che gli alunni suoi leggendole ed egli da maestrosponendole, si avvengano in modi o vocaboli non registrati da’fiorentini Accademici ; ottenemmo altresì le copiose giuntedel cultissimo giovane signor Emmanuele Rocco , chiamato a dar mano ancor egli alla presente compilazione ; cen man-darono finalmente in buon dalo il Marchese Luigi Dragonelti da Aquila, il sig. Vincenzo de Ambrosio da San Severo, ilsig. Antonio Fabricatore da Sarno , il sig. Francesco Del Buono da Brindisi . I quali articoli, non avendo eglino i donatorichiesto che fossero da particolari note contrassegnati, vanno tutti compresi sotto la comune (N) apposta ad ogni esempioo paragrafo novellamente inserito.
II.
Passiamo ora a riandare le cose esposte nell’altro nostro discorso, le quali han bisogno o di schiarimento o di ad-dizione. Nel primo di que’ paragrafi promettevamo una novella grammatica italiana e le tavole delle conjugazioni. E Puri*eie altre andranno collocate nell’ultimo volume. Se non che, quantunque debbasi trovar nelle tavole prefate la colonnaper le uscite de’verbi le quali non sono più in uso, pure ci è paruto non dover sopprimere quelle che corredate di esempi ciporgeva Antonio Cesari,di sempre cara ed onorala rimembranza; siccome presso che nessun’altra di quelle sue anticaglie dellalingua ci piacque rigettare, discordando in ciò da’ compilatori di Bologna e di Padova , a’quali il Monti diè P orme. Gri-dava egli a piena bocca: togliete via questo fracidumc,.allontanate il lezzo di questo cimitero. Ma è forse un vocabola-rio della lingua in corso o un vocabolario della lingua in generale quello che si compila? Non servono forse tai lessici adapprendere la lingua parlala eia scritta, la vivente e la morta? Siano pure cosi fatti vecchiumi o sconci di pronunziao strafalcioni di menanti, certo è che s’incontrano ne’libri, furono per lo più nel linguaggio, e servono tante volte a dimo-strarci la storia delle parole ; che queste han pure le loro vicende, ed arrugginiscono,come da Orazio in qua tutti sanno, e«lo se ne cancella affatto l’impronta, o torna netta e polita a procacciar loro lo stesso spaccio di prima. Le quali variazioniutilissime alle ricerche etimologiche, tanto maggiormente dovevano trovarsi in ischiera in un Vocabolario come il no-stro, che è o vuol essere universale. E ciò risponda ancora alle querimonie di alcuni che non avrebber voluto trovare inquesti volumi tante di tali ciarpe quante a gran faticave ne accogliemmo, correggendo la parsimonia de’ citati lessicografi;presso i quali non s’inverrà delle giunte veronesi che appena delle dieci le sette.
Àncora in quel paragrafo parlammo di due specie d’ indici ed abbreviature. All indice degli autori e delle opof®da noi citate in conferma delle nuove aggiunte, ed a quello de’Dizionarii che servono al nostro per così dire di prie* 0strato,fanno ora d’uopo de’ supplementi. Comprenderemo nel primo i testi novellamente o in modo diverso dalla Crusca , dall’Alberti ec. allegali ; nel secondo i Dizionarii ed altri libri di tal natura che o vennero in luce dopo quel temp 0 -ovvero non erano allora da noi conosciuti. Si troveranno pertanto appresso a questa prefazione secondo l’ordine all 3betico delle loro abbreviature. E così troveravvisi eziandio l’elenco de’segni adottati per amore dì brevità, ed il qual®dovemmo di mano in mano impinguare. Il perchè intendiamo replicarlo in ogni volume, anche per non obbligare 3ricorrere al primo od al terzo chi gli altri consultando intoppi per avventura in alcuna di quelle cifre di cui solo > Btale elenco può aver la chiave.
HI.
I fonti da cui andiam desumendo i novelli tra vocaboli e modi che tormano il corpo della favella, sono c011 ^.derabilmente aumentati di numero dopo il principio di questa/impressione. Nè poteva altrimenti accadere. en ( jj rirt amore agl’italiani e fatti comuni Ir? essi gli slmili del patrio idioma, de’quali erano pria non cavanti, per non