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Vol. III.
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E

EATO

le con loro. (V) Morg. 44. *fy. Diceva Orlando: io per me son di-sposto Insieme con Astolfo ire a morire ; Disse Rinaldo : ed io ; fac-cialo pur tosto. (Cin)

l5 Per Anzi o Allora usato per una contrapposizione. Fr. Giord.6'7. L uomo santo , quando si parte di questa vita , allorachè tu credicn emnoja,cd enasce. Frane. Saccfr. nov. 112. Quando io credo chetu ingrassi , e tu dimagbcri- (V)

j6 Per Assai, Molto, fioco, g. 2 n. 8. Avvenne che per soverchiodi noja egli infermò e gravemente, (Cin)ij p e r Benché. Dep. Dee. 7 3. Quando in più libri troveremo dueo più lezioni , e sian tutte buone, ci appiglieremo sempre ec. a quel-la de più antichi. (V)

18 Per Bene, E bene. Pit. SS. Pad.z.ioS. Labate mi disse chioil gittassi ; el monaco casse : E 1 abate manda a dire per me, chetu noi getti. (Cioè bene, ora, ec.) Bocc. noi*. 1 7. 1. Se cosi ha di-sposto Iddio , che io debba alla presente giornata colla mia novella darcomiuciamento, ed el mi piace. (Cioè e bene, io il farò.) (V)

19 Per Certamente, In vero. Lai. sane, pnfeelo. fioca, g. 7.11.3.La donna rispose : e suo parente mio marito. E voi dite il vero, disseri medico. E g. 8. n. 7. Il sol di sopra , cd il ferver del battuto disotto, e le trafitture delle mosche e detafani da lato, e si per tuttolavean concia, che cc. (Cin)

20 * Per Clic o Perciocché. Lai. quoniam , quia, fioca, g. g. n. 8.Disse Ciacco ; va pure,; e come tu hai questo detto , torna qui a macol fiasco, ed io li pagherò. E conci, lo non doveva scrivere se nonle raccontate; e perciò esse , che le dissero , le dovevan dir belle, edio le avrei scritte belle. Petr. p. s. 25. Non posso , e non ho più sidolce lima, Rime aspre e fosche far soayi e chiare. (Cin)

a E inforza di Che, ma in altri costrutti. Eior. S. Frane.487. Beato quello uomo che per tale modo invita gli altri a correre,ed egli medesimo non resta di correre ... ; chè per tale modo ajutagli altri a guadagnare . . ., ed egli per medesimo noti resta, dar-ricchire. Uvea. g. 7. n. 2. Ad edòtto recò il giovanil desiderio, ilquale quasi iu un medesimo punto ebbe perfezione; e fu raso il doglio. (V)3/ * per Cioè. Petr. p. 2. 28. La qual tu poi tornando al tuo fattoreLasciasti in terra, e quel soave velo Che per allo destili ti venne insorte. (Cin)

23 * Per Cosi. Lai. ita, sic. Amet. E come gli altri giovani lechiare bellezze delle donne di questa terra andavano riguardando, edio ; tra le quali una mi tenne nel suo amore non poco tempo. (Cin)23 Per Ma. Lat. sed. Fiam. lib. 2. Dunque la pietà del vecchiopadre preposta a quella , che di me dèi avere, mi sarà di morte ca-gione? E tu non se amatore, ma nemico se così fai. Petr. p. 1. 16.Tacito vo, che le parole morie Farian pianger la gente. Ed i desio,Che le lagrime mie si spargan sole. E p. 2. 5/. Di mie tenere fion-di altro lavoro Credea mostrarti ; e qual fòro pianeta Neuvidiò insie-me, o mio nobil tesoro ? (Cin)

34 * Per o E non. Petr, p. 1. canz. 3g. con altra sapreiViver , e sosterrei, Quaudo1 ciel ne rappeìla , Girmen con ella insul carro d Elia. (Cin)

s5 * Per Nondimeno, Quantunque. Lat. tamen, nihilominus. Petr.p. 1. 63. Era ben forte la nemica mia, E lei vidi io ferita in mez-zol core, (Ciu)

a6 * Per Oltre a ciò. Lat. praeterea. Bocc. g, 3, tu 3. Il che ho

10 avuto , ed ho si forte per male, che io credo, se io non avessiguardato al peccato, e poscia per vostro amore , io avrei fatto ildiavolo. (Cin)

aj Per Perciò, Pertanto. Lat. idcirco, ideo. Bocc. g. 6. n. f. Poi-ché tu di di farmelo vedere ne vivi ec. , ed io il voglio vederdomattina. E g. 7. n. t. Ma poiché egli vaggrada ec., cd io il fa- volentieri. (V) E g. 10. n. 6. Essendogli nel pensiev caduto di do-ver le giovanette al padre torre; ed il suo amore , e la sua intenzio-ne fe manifesta al Conte Guido. Petr. p. 2. canz. Farmi piùlieto , iu una on pache notti ; 15 in aspro stile e in angosciose ri-me Piego che il pianto mio finisca morte. (Ciu)a8 * * Per Quando, Ecco, e per io più dimostra cosa subita edimprovvisa ; nel quale significato s' accompagna alle volte con lamedesima particella ecco. Lat. ecce. Bocc, g. 10. n. 6. Mangian-do il re lietamente , e del luogo solitario giovandogli, e nel giardinoentrarono due giovanette. Dant. Inf. s5. Com io tcnea levate in lorle ciglia , Ed un serpente con sei pie si lancia. G. V. 11. 3. Venne

11 che Iddio avea minacciato, ed ecco di verso al levante una nu-vola con un puzzo di zolfo , e stette sopra la città. Petr. p. 3.6. Cosirispose : cd ecco da traverso Piena di morti tufla la campagna. Bocc.g, 9. ri. 7. E mentre in questa guisa stava senza sospetto, ed ecco vi-cino a lei uscir d una macchia folta un lupo. Dant. Purg. id. Comeda lei ludir nostro ebbe tregua, Ed ecco laltra con si gran fracasso,Che somigliò tonar che tosto segua. (Cin)

29 * ISota uso vario. G. P. 10. iof Nebbe grandi rammarichiledolori per gli cittadini per la soverchia gravezza e il loro male stato,e macerati dalle guerre. ( Quasi dica : E di più , e per giunta , ma-cerati ec. Se già non fosse da sottintendere , Essendo o Per essere,la quale ellissi non salvile nuova in quel secolo ; lo che torna sot-tosopra allo stesso. ) (Pr)

30 Prov. Chi dice E, ha mezzo inteso. « ( Ma qui si allude aquell E con che si s gno di aver udito , e di essere pronto a rispon-dere , quando ideano ci chiama a nome , e vuol interrogarci.) (B)

3t * (Lctt .) Lettera numerale presso i Latini de' secoli barbari, collaquale dinotavano il numero :-5o. (0)

3a * (Mas.) Terza corda della scala diatonica, c quinta della scaladiutonico-cfomatica , che nel solféggio chiamasi Mi, o E la mi. (I.)K- Pronunziata stretta invece di Égli, [formata dagli antichi con tortele due consertanti del mezzo ; onde propriamente dissero Ei, restrin-gendolo ad una sillaba , e poscia E con levarla ancor la vocale ul-

non mi partiva, Disse : cc. E 25 . fo. Io non gli conoscea ; ma ese-gucttc, Come suol seguitar per alcun caso, ec.

2 [ Detto anche nel maggior numero. ] Bocc. noe. 99. 9. Menati igentiluomini nel giardino, cortesemente gli domandò chi efossero.

3 * E coll agg. Medesimo per Essi medesimi. Amm. Ani.f 1661.J Quelli che falsamente sono (odati, egli è bisogno che e me-desimo si vergognino delle lor lode. (V)

3 * Usalo anche come femminino in luogo di Ella ; ma non è daimitare. Pii. S. M. Madd. 9. Ma quasi e ( cioè Santa Marta ) si di-sperò di potere avere copia di lui a quella volta. Borgh. Col. Lat.3 86. Non mi parendo che questa (voce J ci rappresenti bene in o-gni sua parte ia voce rothana; oltreché ci è Cusirum alla quale e

( ella ) risponde molto meglio. (V)

4 Usato in luogo dell artìcolo 1 o Li. Guitt. leti. i 3 . 35 * A cuisafTàitan tutti eminori vostri. Arrigh. 56 . Il cavaliere usa il caval-lo cc. , il poeta eversi. Grad. A. Gir. s 3 . Egli lavò e piedi a di-scepoli suoi. Pii. S. Gir. y 5 . Tanto risplendeva, che e suoi occhiquasi abbagliavano. Liv. M. A. E Consoli non poteano a quello bi-sogno intendere. Tav. Bit. g. 5 . E cavalieri , indendeiido le parole,furo assai dolenti. Salv. Avveri. 1. 2. so. El per il, e buoni per abuoni ec. , eziandio del miglior secolo, non che nella favella, alcunavolta trascorsero nelle scritture. Fav. Esop. io 5 . Sappi ehetuoifattio parole mi possono poco far danno. Teseid. 9. 5 *j. Sol che sua pro-dezza Mostrar potesse , siccome ebuon fanno. Pii. SS. Pud. 2 .i 63 .E lavò loro e piedi. Pii. S. Gio. Bat. 2 s 5 . Ragionava Zaccheria con luidi Giovanni , e di tutti emodi chegli aveva tenuti infinti piccolino. (V)

0 Usalo più frequentemente in cambio dell articolo pi. 1 con la co-pula E. Pass. i8- Consideriamo che tutta la buona gente 11 è ita , e( e i) pericoli della vita sono molti ec. (V) Bocc. g. 7. proetn. Nonistettc guari a levarsi il re; e levato,si fece le donne egiovani tutti

£ arimentc levare. Dant. Inf. 3 o. Gridò: tendiam le reti, si chio piglia leonessa eleoncini al varco. (Cin)

6 Usalo anche talora per particella riempitiva , siccome Egli , aornamento e acconcio della pronunzia. Bocc. nov. 6g. 20 . Emi parehegli stea in maniera , che ec. io medesima tei trarrò ottimamente.E nov. 85 . l'ó. E mi par pur vederti morderle con cotesti tuoi dentifatti a bischeri quella sua bocca vermigliuzza. Dant. riin. 27. E in iu-cresce di me malamente , Ch altrettanto di doglia Mi reca la pie- , quantol martiro. « Petr. p. i. 3 o. Orso, cnon furon mai fiumistagni, altro impedimento ondio mi lagni Quanto dun ve!. (Ciu)È. Terza persona del numero del meno del modo dimostrativo del verboEssere, Lat. est. Gr. sir».> Bocc. nov i 3 . n. Questi, che avautecavalca , è un govanctto nostro parente. Red. cons. 1. 297. Egli èben vero clic è necessario modificare, se fìa possibile , ec.

Ez, * IV. pr. f. Lai. Aca. ( Fa pressoi Greci è interjezion di dolore, asorpresa. ) Ninfa amata , secondo i mitologi , dal Fiume Fasi, etrasformata in penisola. (B) (Mit)

2 * (Geog.) Lai. Aca, Aetopolis. Città capitale della Colchide .Lat. Aea , Aeas. Fiume dell Epiro. (G)

Et ! * Pace popolare e bassa , profferita invece di Oibò. (Van)

Eacp. , É-a-ce. N. pr. m. (Dal gr. et aca perf. di eao io concedo.)Figlio di Naiiplio , e fratello di Palamede . (Mit)

Eacee. * (Arche.) E-à-ce-e. Adi. e sf. Feste in Egina ed in Atene itionore di Eaco re d Egina (Mit)

Et cete , * E-a--te. N. pr. m. Lat. Eacetes. ( N. patr. di Eaco. ) (B)Eaciue , * E-à-ci-de. N. pr. m. Lai. Aeacides. ( Vale figlio dEaco .)Padre di Pirro re di Epiro. (Mit)

2 * Nome patron, di Peleo , Achille , Pirro ec. come discendentida Eaco . (Mit)

Eaco , * E-a-co. N. pr. m. T.ai . Eacus . ( V. Face. ) Figlio di Gio-ve , re Egina , cd uno de' tre giudici dell' Inferno. (B) (Mit)Eadbubga , * E-ad-bùr-ga. N. pr. f. (Dal sass. heard, in ingl. headcapo, c da borhoe, in ingl. borough città ; Capo della città. Può an-che trarsi da ead Felicità , c da borhoe .)Figliuola di Offa re dellaMerda , moglie di Bilrìco, re de Sassoni stabiliti in una par te dehIn-ghilterra. (Van)

Eadberto , * E-ad-bcr-to. N. pr. m. Lo stesso che Edberto. P. ( Dalsass. eadhl felicità , e beor illustre. ) (B)

Eadmaro * E-ad--ro. ZV. pr. mi Lo stesso che Edmaro. (P. E dinaro.) (B)Eaumero * E-aibmè-vo. N, pr. ni. Lo stesso che Edmarp. P. (B)Eaomondo , * E-ad-món-do. N. pr. m. Lo stesso che Edmondo. P. ( V.Edmondo. ) (B)

Eacro , * E-à-gro. JV. pr. m. Lat. Oeagrus. ( Dal gr. om sorbo, edagrias agreste.) Padre di Orfeo e di Lino. (B) (Mit.)

Eako . * (Mit) E-à-no. Soprannome di Giano, perchè egli va sempre-,essendo preso pel mando ohe di contìnua gira. E da luì ì Sileni fu-rono detti anche Eaui. ( Dal lat. eo io vo. ) (Mit)

Eantea. * (Geog.) E-an--a. Città della Focufe Locrese. (G)

Eahtide , * E-àn ti-de. IV. pr. m. ( N. patronimico di Eanto.)no di Lampsaco , marito della figlia dInvia tiranno di Atene.

2 * (Mit.) Soprannome di Minerva. (Mit)

3 * ($t. Ant.) Nome di una tribù d' Alene. (Mit)

Eanto, * E-àn-to. IV. pr. f. ( Dal gr. e cinque, ed anthos fiore: Cin*

Tirati-

(Mit)

(Mit. Cclt) E-à-ster. Dea deSassoni, da alcuni creduta lastessa ohe Asturlea. F'i (Mit)

Eateo , * .E-a--o. N. pr. m. l*at. Eatcus. ( Di Eolo. ) (B)

Eato , * È-a-to. IV. pr. m- (Dal gr. eatcon verb. di eao io concedo :Facile a concedere. ) Discendente di Ercole, fratello e manto diPolielea , padre di Tessalo (Mit)