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E
EATO
le con loro. (V) Morg. 44. *fy. Diceva Orlando: io per me son di-sposto Insieme con Astolfo ire a morire ; Disse Rinaldo : ed io ; fac-cialo pur tosto. (Cin)
l5 — Per Anzi o Allora usato per una contrapposizione. Fr. Giord.6'7. L’ uomo santo , quando si parte di questa vita , allorachè tu credicn e’mnoja,cd e’nasce. Frane. Saccfr. nov. 112. Quando io credo chetu ingrassi , e tu dimagbcri- (V)
j6 — ’ Per Assai, Molto, fioco, g. 2■ n. 8. Avvenne che per soverchiodi noja egli infermò e gravemente, (Cin)ij — p e r Benché. Dep. Dee. 7 3. Quando in più libri troveremo dueo più lezioni , e sian tutte buone, ci appiglieremo sempre ec. a quel-la de’ più antichi. (V)
18 — Per Bene, E bene. Pit. SS. Pad.z.ioS. L’abate mi disse ch’ioil gittassi ; e ’l monaco casse : E 1’ abate manda a dire per me, chetu noi getti. (Cioè bene, ora, ec.) Bocc. noi*. 1 7. 1. Se cosi ha di-sposto Iddio , che io debba alla presente giornata colla mia novella darcomiuciamento, ed el mi piace. (Cioè e bene, io il farò.) (V)
19 — ” Per Certamente, In vero. Lai. sane, pnfeelo. fioca, g. 7.11.3.La donna rispose : e suo parente mio marito. E voi dite il vero, disseri medico. E g. 8. n. 7. Il sol di sopra , cd il ferver del battuto disotto, e le trafitture delle mosche e de’tafani da lato, e si per tuttol’avean concia, che cc. (Cin)
20 — * Per Clic o Perciocché. Lai. quoniam , quia, fioca, g. g. n. 8.Disse Ciacco ; va pure,; e come tu hai questo detto , torna qui a macol fiasco, ed io li pagherò. E conci, lo non doveva scrivere se nonle raccontate; e perciò esse , che le dissero , le dovevan dir belle, edio le avrei scritte belle. Petr. p. s. 25. Non posso , e non ho più sidolce lima, Rime aspre e fosche far soayi e chiare. (Cin)
a — E inforza di Che, ma in altri costrutti. Eior. S. Frane.487. Beato quello uomo che per tale modo invita gli altri a correre,ed egli medesimo non resta di correre ... ; chè per tale modo ajutagli altri a guadagnare . . ., ed egli per sé medesimo noti resta, d’ar-ricchire. Uvea. g. 7. n. 2. Ad edòtto recò il giovanil desiderio, ilquale quasi iu un medesimo punto ebbe perfezione; e fu raso il doglio. (V)3/ — * per Cioè. Petr. p. 2. 28. La qual tu poi tornando al tuo fattoreLasciasti in terra, e quel soave velo Che per allo destili ti venne insorte. (Cin)
23 — * Per Cosi. Lai. ita, sic. Amet. E come gli altri giovani lechiare bellezze delle donne di questa terra andavano riguardando, edio ; tra le quali una mi tenne nel suo amore non poco tempo. (Cin)23 — ’ Per Ma. Lat. sed. Fiam. lib. 2. Dunque la pietà del vecchiopadre preposta a quella , che di me dèi avere, mi sarà di morte ca-gione? E tu non se’ amatore, ma nemico se così fai. Petr. p. 1. 16.Tacito vo’, che le parole morie Farian pianger la gente. Ed i’ desio,Che le lagrime mie si spargan sole. E p. 2. 5/. Di mie tenere fion-di altro lavoro Credea mostrarti ; e qual fòro pianeta Ne ’uvidiò insie-me, o mio nobil tesoro ? (Cin)
34 — * Per Né o E non. Petr, p. 1. canz. 3g. Nè con altra sapreiViver , e sosterrei, Quaudo ’1 ciel ne rappeìla , Girmen’ con ella insul carro d’ Elia. (Cin)
s5 — * Per Nondimeno, Quantunque. Lat. tamen, nihilominus. Petr.p. 1. 63. Era ben forte la nemica mia, E lei vidi io ferita in mez-zo ’l core, (Ciu)
a6 — * Per Oltre a ciò. Lat. praeterea. Bocc. g, 3, tu 3. Il che ho
10 avuto , ed ho si forte per male, che io credo, se io non avessiguardato al peccato, e poscia per vostro amore , io avrei fatto ildiavolo. (Cin)
aj — Per Perciò, Pertanto. Lat. idcirco, ideo. Bocc. g. 6. n. f. Poi-ché tu di’ di farmelo vedere ne’ vivi ec. , ed io il voglio vederdomattina. E g. 7. n. t. Ma poiché egli v’aggrada ec., cd io il fa-rò volentieri. (V) E g. 10. n. 6. Essendogli nel pensiev caduto di do-ver le giovanette al padre torre; ed il suo amore , e la sua intenzio-ne fe’ manifesta al Conte Guido. Petr. p. 2. canz. Farmi piùlieto , iu una o ’n pache notti ; 15 in aspro stile e in angosciose ri-me Piego che il pianto mio finisca morte. (Ciu)a8 *— * Per Quando, Ecco, e per io più dimostra cosa subita edimprovvisa ; nel quale significato s' accompagna alle volte con lamedesima particella ecco. Lat. ecce. Bocc, g. 10. n. 6. Mangian-do il re lietamente , e del luogo solitario giovandogli, e nel giardinoentrarono due giovanette. Dant. Inf. s5. Com’ io tcnea levate in lorle ciglia , Ed un serpente con sei pie’ si lancia. G. V. 11. 3. Venne
11 dì che Iddio avea minacciato, ed ecco di verso al levante una nu-vola con un puzzo di zolfo , e stette sopra la città. Petr. p. 3.6. Cosirispose : cd ecco da traverso Piena di morti tufla la campagna. Bocc.g, 9. ri. 7. E mentre in questa guisa stava senza sospetto, ed ecco vi-cino a lei uscir d’ una macchia folta un lupo. Dant. Purg. id. Comeda lei l’udir nostro ebbe tregua, Ed ecco l’altra con si gran fracasso,Che somigliò tonar che tosto segua. (Cin)
29 — * ISota uso vario. G. P. 10. iof N’ebbe grandi rammarichiledolori per gli cittadini per la soverchia gravezza e il loro male stato,e macerati dalle guerre. ( Quasi dica : E di più , e per giunta , ma-cerati ec. Se già non fosse da sottintendere , Essendo o Per essere,la quale ellissi non salvile nuova in quel secolo ; lo che torna sot-tosopra allo stesso. ) (Pr)
30 — Prov. Chi dice E, ha mezzo inteso. « ( Ma qui si allude aquell’ E con che si dà s gno di aver udito , e di essere pronto a rispon-dere , quando ideano ci chiama a nome , e vuol interrogarci.) (B)
3t — * (Lctt .) Lettera numerale presso i Latini de' secoli barbari, collaquale dinotavano il numero :-5o. (0)
3a — * (Mas.) Terza corda della scala diatonica, c quinta della scaladiutonico-cfomatica , che nel solféggio chiamasi Mi, o E la mi. (I.)K- Pronunziata stretta invece di Égli, [formata dagli antichi con tortele due consertanti del mezzo ; onde propriamente dissero Ei, restrin-gendolo ad una sillaba , e poscia E’ con levarla ancor la vocale ul-
non mi partiva, Disse : cc. E 25 . fo. Io non gli conoscea ; ma e’se-gucttc, Come suol seguitar per alcun caso, ec.
2 — [ Detto anche nel maggior numero. ] Bocc. noe. 99. 9. Menati igentiluomini nel giardino, cortesemente gli domandò chi e’fossero.
3 — * E coll’ agg. dì Medesimo per Essi medesimi. Amm. Ani.f 1661.J Quelli che falsamente sono (odati, egli è bisogno che e’ me-desimo si vergognino delle lor lode. (V)
3 — * Usalo anche come femminino in luogo di Ella ; ma non è daimitare. Pii. S. M. Madd. 9. Ma quasi e’ ( cioè Santa Marta ) si di-sperò di potere avere copia di lui a quella volta. Borgh. Col. Lat.3 86. Non mi parendo che questa (voce J ci rappresenti bene in o-gni sua parte ia voce rothana; oltreché ci è Cusirum alla quale e’
( ella ) risponde molto meglio. (V)
4 — Usato in luogo dell’ artìcolo 1 o Li. Guitt. leti. i 3 . 35 * A cuis’afTàitan tutti e’minori vostri. Arrigh. 56 . Il cavaliere usa il caval-lo cc. , il poeta e’versi. Grad. A. Gir. s 3 . Egli lavò e’ piedi a’ di-scepoli suoi. Pii. S. Gir. y 5 . Tanto risplendeva, che e’ suoi occhiquasi abbagliavano. Liv. M. A. E’ Consoli non poteano a quello bi-sogno intendere. Tav. Bit. g. 5 . E’ cavalieri , indendeiido le parole,furo assai dolenti. Salv. Avveri. 1. 2. so. El per il, e’ buoni per abuoni ec. , eziandio del miglior secolo, non che nella favella, alcunavolta trascorsero nelle scritture. Fav. Esop. io 5 . Sappi eh’e’tuoifattio parole mi possono poco far danno. Teseid. 9. 5 *j. Sol che sua pro-dezza Mostrar potesse , siccome e’buon fanno. Pii. SS. Pud. 2 .i 63 .E lavò loro e’ piedi. Pii. S. Gio. Bat. 2 s 5 . Ragionava Zaccheria con luidi Giovanni , e di tutti e’modi ch’egli aveva tenuti infinti piccolino. (V)
0 — Usalo più frequentemente in cambio dell’ articolo pi. 1 con la co-pula E. Pass. i8- Consideriamo che tutta la buona gente 11’ è ita , e( e i) pericoli della vita sono molti ec. (V) Bocc. g. 7. proetn. Nonistettc guari a levarsi il re; e levato,si fece le donne e’giovani tutti
£ arimentc levare. Dant. Inf. 3 o. Gridò: tendiam le reti, si ch’io piglia leonessa e’leoncini al varco. (Cin)
6 — Usalo anche talora per particella riempitiva , siccome Egli , aornamento e acconcio della pronunzia. Bocc. nov. 6g. 20 . E’mi pareh’egli stea in maniera , che ec. io medesima tei trarrò ottimamente.E nov. 85 . l'ó. E’ mi par pur vederti morderle con cotesti tuoi dentifatti a bischeri quella sua bocca vermigliuzza. Dant. riin. 27. E’ in’ iu-cresce di me sì malamente , Ch’ altrettanto di doglia Mi reca la pie-tà , quanto’l martiro. « Petr. p. i. 3 o. Orso, c’non furon mai fiumi nèstagni, Nè altro impedimento ond’io mi lagni Quanto d’un ve!. (Ciu)È. Terza persona del numero del meno del modo dimostrativo del verboEssere, Lat. est. Gr. sir».> Bocc. nov• i 3 . n. Questi, che avautecavalca , è un govanctto nostro parente. Red. cons. 1. 297. Egli èben vero clic è necessario modificare, se fìa possibile , ec.
Ez, * IV. pr. f. Lai. Aca. ( Fa pressoi Greci è interjezion di dolore, asorpresa. ) — Ninfa amata , secondo i mitologi , dal Fiume Fasi, etrasformata in penisola. (B) (Mit)
2 — * (Geog.) Lai. Aca, Aetopolis. Città capitale della Colchide . —Lat. Aea , Aeas. Fiume dell’ Epiro. (G)
Et ! * Pace popolare e bassa , profferita invece di Oibò. (Van)
Eacp. , ’ É-a-ce. N. pr. m. (Dal gr. et aca perf. di eao io concedo.)—Figlio di Naiiplio , e fratello di Palamede . (Mit)
Eacee. * (Arche.) E-à-ce-e. Adi. e sf. Feste in Egina ed in Atene itionore di Eaco re d’ Egina • (Mit)
Et cete , * E-a-cè-te. N. pr. m. Lat. Eacetes. ( N. patr. di Eaco. ) (B)Eaciue , * E-à-ci-de. N. pr. m. Lai. Aeacides. ( Vale figlio d’Eaco .) —Padre di Pirro re di Epiro. (Mit)
2 — * Nome patron, di Peleo , Achille , Pirro ec. come discendentida Eaco . (Mit)
Eaco , * E-a-co. N. pr. m. T.ai . Eacus . ( V. Face. ) — Figlio di Gio-ve , re dì Egina , cd uno de' tre giudici dell' Inferno. (B) (Mit)Eadbubga , * E-ad-bùr-ga. N. pr. f. (Dal sass. heard, in ingl. headcapo, c da borhoe, in ingl. borough città ; Capo della città. Può an-che trarsi da ead Felicità , c da borhoe .) —Figliuola di Offa re dellaMerda , moglie di Bilrìco, re de’ Sassoni stabiliti in una par te deh’In-ghilterra. (Van)
Eadberto , * E-ad-bcr-to. N. pr. m. Lo stesso che Edberto. P. ( Dalsass. eadhl felicità , e beor illustre. ) (B)
Eadmaro * E-ad-mà-ro. ZV. pr. mi Lo stesso che Edmaro. (P. E dinaro.) (B)Eaumero’ * E-aibmè-vo. N, pr. ni. Lo stesso che Edmarp. P. (B)Eaomondo’ , * E-ad-món-do. N. pr. m. Lo stesso che Edmondo. P. ( V.Edmondo. ) (B)
Eacro , * E-à-gro. JV. pr. m. Lat. Oeagrus. ( Dal gr. om sorbo, edagrias agreste.) — Padre di Orfeo e di Lino. (B) (Mit.)
Eako . * (Mit) E-à-no. Soprannome di Giano, perchè egli va sempre-,essendo preso pel mando ohe di contìnua gira. E da luì ì Sileni fu-rono detti anche Eaui. ( Dal lat. eo io vo. ) (Mit)
Eantea. * (Geog.) E-an-tè-a. Città della Focufe Locrese. (G)
Eahtide , * E-àn ti-de. IV. pr. m. ( N. patronimico di Eanto.)—no di Lampsaco , marito della figlia d’Invia tiranno di Atene.
2 — * (Mit.) Soprannome di Minerva. (Mit)
3 — * ($t. Ant.) Nome di una tribù d' Alene. (Mit)
Eanto, * E-àn-to. IV. pr. f. ( Dal gr. e cinque, ed anthos fiore: Cin*
Tirati-
(Mit)
(Mit. Cclt) E-à-ster. Dea de’Sassoni, da alcuni creduta lastessa ohe Asturlea. F'i (Mit)
Eateo , * .E-a-tè-o. N. pr. m. l*at. Eatcus. ( Di Eolo. ) (B)
Eato , * È-a-to. IV. pr. m- (Dal gr. eatcon verb. di eao io concedo :F’acile a concedere. ) — Discendente di Ercole, fratello e manto diPolielea , padre di Tessalo (Mit)