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DPEIEANTICHITA DI ROMA 8difprezzando i vaſi di oro& d'argento, che hora ogniplebeo con ambitioſo,& vano deſiderio appetifce, fi ferninano ſolamente di quei di terra, ſerbando gli indora?ti all uſo de ſacrificij, oltra gli infiniti vaſi che fi face-ano per conſeruare le ceneri de gli abbruciati corpi;non è incredibile che in proceſſo di tanto tempo cauſaſ-Fero queflo monte. La ca gione, perche era per legge lorprohibito con graue pena di non potere i detti fragmen=ti gettare in fiume, era, perchei Romani dubitanano;chetanta quantità di vafi che per coſtoro per acciden-ti fi rompeuano, non haueſſe ripieno il letto del Teue-re,fi comefacilmente farebbe accaduto. Queſto monte
fu rinchiufo nella città doppo l’_Auentino;& da quellama banda che viene inuerſo il Teuere era la porta Trige-
_ mina; laquale fi è dapoinell’acerefcimento della città,
come di ſopra dicemmo, trasferita> fecondo che moltiſcrittori vogliono, done è ne tempi noftri la porta di funPaolo;& queſta era prima da l’altra parte del Colleappreſſoal Teuere, done gli antichi teneuano i maga”aini del ſale, da gli antiquarij detti le ſaline antiche.Hebbe Venere mirtea nel mezo di vn bofchetto di mortelle, che era intorno al detto monte, vna cappella; la-quale era domandata Mirtea, per eſſere poſta nel mezodi quel boſco. Nel portico preſſoa quelo monte, dettoEmilio, ſtauano nel tempo che quefta grandi ffima fabrica fi confernana ſalua, molti legnaiuoli a eſercitarel’arte loro,& ini appreſſſo al ſiume per la commoditàdi quei popoli faceuano il mercato E perciò fi crede,che quel tuogo foſſe copiofo di molti efercitij manuali,trouandoji ne gli ferittori antichè, che dopo le botteghede figuli, cioè di coloro, che faceuanoi paſi, erano le ie
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