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Tomo II.
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Dialogo Secondo. 35

ne, gii sono d un gran soccorso, per far de*lunghi viaggi per aria , e per portare de*grossiboccin i nel oidio, il qual sarà alcune volte di-stante un par di leghe dal sito, in cui pesca.

Un Cavaliere mio amico, che ha una tenutaprelibi contorni d Abbeyille, e le di cui posisessioni si stendono lungo la riva dun fiumicel-lo, dove sempre è dovizia danguille, vide ungiorno un airone portarsene una delle più gros-se nel nidio, ad onta del grande impaccio, eh 4ella recava al suo volo, collo sguizzare, e scon-torcersi , chelîa faceva. Ciò, che abbiam det-to dell' airone, può similmente adattarsi adaltre spezie duccelli di somigliante natura.

Comes. Questa è, senzaltro, la prima vol-ta, ehio sento sardelle osservazioni intornoal regolato indirizzamento di ciascun becco,ehio mi credeva sin ora esser fatto a caso. Maor mi ravvedo del grosso error, ehio prende-va; ed osservo, che quante critiche da noi sifanno sopra lopere della natura, sono altret-tante riprove della nostra ignoranza. Io nonarrivo, per modo desempio a capire, a chesia destinato quel becco stravagante dellacico-gna. Ma da qui avanti mi guarderò molto be- La cico-ne dal censurarlo. § na *

Trior. Sappiate , che la cicogna va rimugi-nando con esso la terra, per raccapezzar q uivientro le serpi, e lecicigne, e poi portarle asuoi cicognini, che se ne cibano a tutto pasto ,lènza ricevere alcun nocumento dal lor ve-leno.

Conte/. Cotesta è una ragione, che appaga.

E se tanto mi tanto, non mi sarà difficileindovinare, perché quei cigni, che voi vedeteC 2 lag-