i« I Pesci.
veliate co’ vostri conti. Credo benissimo ciò,che voi dite quantunque la cosa a prima fron-te paja incredibile . Un carpione ordinarionon porta a un pezzo tante uova , quante neporta un grosto baccalà. Ciò non ostamela lorquantità è sì eccessiva ( anche a dar loro un'oc-chiata così alla grosla)che il vostro calcolo nonha punto deH’inverisimile. Questo vostro far-neticare mi piace molto-- mi vien fantasia d’Il fine imitarlo , cioè adire di filosofare. Volendosidella ben scrutinare il motivo , e il disegno di que-gran se- sta sì prodigiosa fecondità, si vede chiaramen-condità c h’ella non è destinata a fornire i fiumi,ed il mare di tanti pesci , quante son l'uova:sci. P * altramente questa immensa peschiera non sa-rebbe, cred’io, capace di contenerli. Biso-gna dire, ch’ella tenda a due beni: cioè, aconservare ciascuna spezie, per qualunque ac-cidente, che possa nascere, ed a somministra-re un nutrimento abbondevole, e sostanziosoal pesce , cbevive.
Cav. Vedo presentemente una parte di aiu-ti , che contribuiscono a far, che il pesce pos-sa vivere, e sostentarsi nell’ acqua. Vi vedoun infinità di vermi, di conchiglie, d’uova,di latti, e di pesciuoli minuti ; sicché nonmi metto più in pena del fornimento dellalor tavola. Le loro pietanze son leste. Maqueste stesse pietanze s’ascondono, e fuggonloro dinanzi, ei pesci intanto non hannoaltro, ch’una testa, un corpo greve, che nonpuò muoversi , ed una coda . Con questipochi ordigni , come sanno mai a traspor-tarsi da un sito ali’ altro, a nuotare, a calarea fondo, e a rimontare su in alto? Ma ecco
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