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Tomo II.
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Dialogo Quinto, iói

mani titudine di nove trachee, che le presentano ;

onde laria esteriore, coì mettere in moto ciò,ili che vi trova per entro , fa pullulare dalle radi*ì^ ; ci molti altri sughi novelli, i quali riempion leip tt fibre, i sacchetti, e i midolli, e fan succe-:(([p dere alla sua dilicata, e cagionevole infan-zia, una robusta, e vigorosa adolescenza .Quesughi, che salgono allora super la pian-ai ta , son tanto craffi , che le tenere fibreiKs't delle foglie seminali non hanno più agio ,M di riceverli, di tramandarli alla pian-ta . Si procacciano degli altri passaggi più,.ji comodi, e vi fi portano per altre vie. Quelj[ Jt j poco dumore, che resta negli otricelli del-jjù îe predette due foglie, o termina di scaricar-|R , fi nel pedale, o svapora per sarta: nèque-; 0 y|sti fi riempiono più,

AJ Ora, che sè cavata la pianta fuor delle a |tfasce, e che 1abbiamo, per così dire, slat-tata, vediamo comella fa a nutricarli,àìi Cont. Vedo benissimo qual posta esièr lo-r J® rigine del moto de fughi nutritivi, e dei-ta[ |s la circolazione degli umori nelle piante ,V Imperciocché, se laria, che noi respiriamo,/j coll insinuarli nel nostro corpo per una sola^ trachea, è valevole a mettere in moto gli ali-! , ì menti, e cagionare la circolazione del sàngue,molto più dovrà farlo nel corpo degli alberi,'R dove sinsinua per molti, e molti canali, eî V penetra fin nelle barbe, che stan sepolte sotter-ra, affine di procacciare, e introdurre neme-R desimi i sughi nutritivi. Si può agevolmenteelt* capire, come laria agitata dal caldo del Sole,ai» ed inclinata per medesima , mediante la suaW forza elastica , a dilatarsi , sospinga i fu-Tom, IL L ghi,

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