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Tomo II.
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tèi L E P I A N T È. I

ghi, che le fi paran dinanzi, c gli introduci I Unelle fibre delle radici < Ma tutta la mia dissi. 0 ncoltà consiste addìo in sapere, come il calore d:del Sole, e limpulso dell aria portano incam- faminare, e introdurre in ciascuna pianta que #;sughi precisi, che le abbisognano. , èl!

Contes. Giusto quà vaspettâva, Signor strio-re. Ogni pianta sta àggavignata alla terra per .foitanti uncini, quante sonde barbe, ehellha.Sicché non può muòver meno un passo , per foniandarsi a procacciare il suo bisognevole * Co- ; !fflme dunque laria calesatta può provvederla diquegli umori, che fanno precisamente per lei? i ;KImperciocché ciascun albero ha il suo gusta imparticolare, e vuol nutrirsi a suo genio. Qu& fa®sii ama un sale piccante; quegli un altro salepiù dólce; uno richiede del latte ; un altro 3 [jdellòlio; e così va discorrendo di tutti gli al- ^rri. Or come dunque soddisfarli tutti, senza ysbagliare giammai ? _ ip

Prior. Certa cosa e, che se l'aria prendesse %mai sbaglio, e introducesse defughi acidi in i; ì0una pianta, che vuol cibarsi d'umori oliali, Sfapotrebbe con una sola minestra sconciarne ymolte. Ma questo calore , e quest aria nonhanno altra incumbenza , che di mettere in ^moto gli umori , ed apprestarli alle piante, «acciocché si scelgano da per loro queir alimen- ^to, che lor fa duopo, %

Cav. Che é quel, che voi dite , Signor Prio- îj,re ? Dunque le piante sanno discernere ciò, jfche fa per loro, e ciò, che lor nuoce?

Trior. Cappita, se lo sanno.' Non potreste .|| tmai credere lin dove arrivila lor finezza, in ^ordine a questo punto. Per farvela in qualche r , t|