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Dialogo Quinto* ioz
Snodo vedere, paragoniamo il terreno ci'unorto coltivato, con tutti i suoi sughi diversi,ad un vaso, ove sia un guazzabuglio d'olio,d’acqua, e di vino. Pigliate tre pezzette di li-no ■ e tuffate un lembo della prima neii’acqua,della seconda nell’ olio, e della terza nel vi-no . Poscia mettete queste tre pezzette nel va-so sopraccennato, di modo chei lembi di eia-scheduna impregnati di differenti liquori restinsommersi in quel guazzabuglio, e gli altrilembi, che sono asciutti, sian sostenuti su inalto sopra gli orli del vaso, e calino a poco apoco giù a basso, sicché vengano a bagnarsiUn tantino in quel zibâldon di liquori. Ve-drete, che la pezzetta, il cui lembo era in*zuppato d’acqua, s’impregnerà tutta d’acqua tquella, il cui lembo era stato tuffato tiell’olio,s’inzupperà tutta d’ olio, e quella , il cuilembo era pregno di vino , verrà a poco apoco a arrossirli , e sarà grondante di vino.Non è pericolo , che alcuna prenda sba-glio, Ora adattate questa parità alle nostrepiante , che vi troverete qualche analogia.Colui, che le ha create, ed oltre a ciò le hafornite de’vasi necessari al loro mantenimen-to, e propagazione, non ha mancato di Col-locare nel fondo di questi vasi certi cribri, icui,diversi pertugi dian Padito a’fughi, chefan per loro, e tengano indietro tutti gli al-tri . Il vaso proprio in particolare si vede esse-re stato verso il fondo imbevuto di quell’ umo-re preciso, che deve dare Pudore , e il saporealle frutta della sua pianta, e non mai d’altrisughi. Quindi è, che i predetti canali non da-ranno mai Pingresso, se non a certe linfe, e aL 2 certi