Band 
Tomo II.
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163
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Dialogo Quinto* ioz

Snodo vedere, paragoniamo il terreno ci'unorto coltivato, con tutti i suoi sughi diversi,ad un vaso, ove sia un guazzabuglio d'olio,dacqua, e di vino. Pigliate tre pezzette di li-no e tuffate un lembo della prima neiiacqua,della seconda nell olio, e della terza nel vi-no . Poscia mettete queste tre pezzette nel va-so sopraccennato, di modo chei lembi di eia-scheduna impregnati di differenti liquori restinsommersi in quel guazzabuglio, e gli altrilembi, che sono asciutti, sian sostenuti su inalto sopra gli orli del vaso, e calino a poco apoco giù a basso, sicché vengano a bagnarsiUn tantino in quel zibâldon di liquori. Ve-drete, che la pezzetta, il cui lembo era in*zuppato dacqua, simpregnerà tutta dacqua tquella, il cui lembo era stato tuffato tiellolio,sinzupperà tutta d olio, e quella , il cuilembo era pregno di vino , verrà a poco apoco a arrossirli , e sarà grondante di vino.Non è pericolo , che alcuna prenda sba-glio, Ora adattate questa parità alle nostrepiante , che vi troverete qualche analogia.Colui, che le ha create, ed oltre a ciò le hafornite devasi necessari al loro mantenimen-to, e propagazione, non ha mancato di Col-locare nel fondo di questi vasi certi cribri, icui,diversi pertugi dian Padito afughi, chefan per loro, e tengano indietro tutti gli al-tri . Il vaso proprio in particolare si vede esse-re stato verso il fondo imbevuto di quell umo-re preciso, che deve dare Pudore , e il saporealle frutta della sua pianta, e non mai daltrisughi. Quindi è, che i predetti canali non da-ranno mai Pingresso, se non a certe linfe, e aL 2 certi