pR!ORE DI GlONVALLE. Î43
rîianno, la Dio mercé, una tal forza, che giiabilita a (trascinate , od a portare sul dorso de’pesantissimi carichi ; e i loro pie sono armatidi un’unghia capace di resistere a i più scabrosicammini; ma questa forza, e queste unghiefare b ho n superflue, s’egli non doveste far al-tro , che calpestar l'erbe de’ prati, dove stannoper pasturarsi. La pecora è aggravata dal pesodelle sue incide lane. La vacca, eia captassitrovano incomodate dalla soverchia abbondan-za del proprio latte. Per tutto li ravvisa , ol’inutilità, o la contraddizione. La terra rac-chiude nelle sue viscere delle pietre buone a fa-re degli edificj, e de’metalli acconci a fabbri-care ogni sórta di vasellami. Ma ella non haospiti da alloggiare, nè arresici, che postan la-votare questi metalli. La sua superficie è unampio, e vago giardino ; ma non v' è chi lo go-da . Tutta la natura è uno spettacolo ameno,ma non v’ha chi lo miri. Rendiamo orai’uo-mo alla natura, e riponghiamo la ragione so-pra la terra. Eccoti subito campeggiare per tut-to , il disegno , la proporzione , la simmetria .Che più? quelle cose medesime, che non pa-revan create in conto alcuno peri’uomo, maimmediatamente per gli animali, o per le pian-te , non lasciano di ridondare in suo benefizio ,mediante i servigi, che questi animali, e que-ste piante gli prestano. 11 moscherino deponle sue uovanell’ acqua , ei vermicciuoli, cheindi nascono, vivono lungo tempo acls acqua,prima di volare per Paria. Or questi vermic-ciuoli sono il cibo quotidiano de’ pelei, i qua-li son fatti per l’uomo . Ed ecco, che i mosche-rini vengono a ridondare in benefizio dell’uo-Q a mo.