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’ VOs ^ ro italiano mollo tomomi lamento si m portato inverso di voi.‘r#'’- Fior. Disc. /. /. e . 3 tV. Perchè male gli sapeva non potere di-. lanciere i suoi sudditi. (IN)
** mentire * =z Saper dare apparenza di verità alla menzogna»r. Mentire, §. <}. (N)
t] —• per conto * = Conoscere minutanente-F. Per conto, J. 2. (N)“' Per lo senno a mente checchessia —Averne intera scienza, mi-nutissima notizia. Lat. esploratimi, pcrspectnmquc babcrc 5 probeCtijJere. Gr. obtpijSws yivwtr-Xzw , zxsiv. Farcii. Slot’. 12 . 4'Ì9-
jn Firenze vivono ancora , se non più , diecimila persone , le quali? . saiJ no oc. per lo senno a mente. E Ercol. gy. Non è sj tristo ar-.S la *U) denlro a quelle mura che voi vedete ec. , il quale non sap-Pja di questi motti e riboboli per lo senno a mente le centinaja. Gal.. tst • 57. Ci son molti che sanno per lo senno a mente tuttala poe-/p Ca 5 e son poi infelici nel comporre quattro versi.
“ pescare: * Sapere in qual acqua pescare , Sapere in qual acquaSl peschi , Sapere in quant’ acqua uno si peschi — Saper cosa deb-Rifare , come regolarsi. F. Acqua, Jj. 58, e Pescare , 55 ’ 1 $ e 1 4‘/ cosi H sll0 contrario. F. §. 62. (N)
^ ~~ UE o. Lo slesso ebe Saper male. F» §. 4 2 *
FF tanto fare ~Eare in manierai Adoperarsi o Ingegnarsi in guisa,odo basso. Lat. cfficerc , pertìcere, Gr. sVersAsù', ^txicpdrrsiv. fioca.v% 77‘ Io-seppi tanto fare , che io costassù ti feci salire 5 sappi
tu
0ra tanto fare , che tu ne scenda.
^ "-^vivere zz Acer prudenza.
' Dicesi Non sapere accozzare in un anno o sìmili tre mani di5 i *k>ccìuqU. F. Nocciolo , r, 7. (N)
"**' Non sapere accozzare tre pallottole in un bacino o simili—Nont^ptperfare anche le cose, facilissime.. E. Pallottola , §. 6. (N)
Non saper bene i' abaco ~ Non essere bene informato d'unai Essere in errore ; e così il suo contrario. Fr. Giord» 2. 218./* Se bi di : io avrò maggioro merito ; ancora qui ti rispondo che^ ulto se* errato, perocché più vale c ha maggiore merito uno adirareuno Religioso , che una vostra pazienza e un’altra vostra opera,$3 ne s ^<d e ingannati di ciò , non sapete bene 1 ’ abaco. (Po)
Non saper che si fare , Non saper che si dire = Essere irriso-°* Lai. incertum animi esse , rei exitum non invenire , quid quisRat nescirc. Gr. cL-xopsw. fìocc. nov. 34. 9. Supplendo che il re^Uielmo suo avolo data avea la sicurtà al Re di Tunisi , non sa-che farsi. Petr. son. 216. Nè .so clic me ne pensi , o che mi*fà'Cavafa.Med. cuor.218. Ecco che indusse la creatura a giudicarec ua intenzione del Creatore : pur come se egli potesse errare , esapesse che si fare. Fìt. S. Girai. 88. Stupefatti latti, e sbigottiti^ secano che si fare , né che si dire. (Y)
t sa pcr Ri buono — Aver cattivo odore ; e fìgumtam. Dare^i malvagità. Lat. pravitatom redolcrc. Gr. poxfwpGv &%nv.
■ pp saper fare altro o Non sapere altro che gridare o simili =3
a„t n fm ami altro che gridare , o sìmili. Lat. niìiil aliud velie ,j, posse. Gr. cvhev «Uo f 3 su\scr 3 -a( , yf ^iWo'D’O.i. Peiv. son . 20<?. Né56 che udire altro non sanno, Senza 1 ’ uucstc sue dolci paro!**.
u ,, on sapere 1 ’ abbiccì —Mancare dell' intelligenza de’ pnneipii.
h - 5 - 3 - (N).
f a .. ^ on saper la storia intera. Farcii. Ercol . 1. 174< D* uno chec . ’ ^ av clla, e favellando con lunghi circuiti di parole aggira se eil « Ul ’ scnza venire a capo di conclusione nessuna, sì dice : c’menasi '® n .P cr P aja ; e talvolta, e’ dondola la mattea ; e’ non sa tulta la$8 mtcra ? perchè non gli fu insegnata la fine. (N)
Cf >i« 2 ? sa P er m czze le messe z= {Esser poco informato di alcunaPì r 'r * ^cssa j sf. §. f2.] Lat. multa ignorare. Gr. -rroWa. àyvosìv.^ ! 'a(V ' uc \ 4‘ 6' non sapete mezze le messe*, egli c innamorato^ s ! C |° questa cantoniera, che sta qui vicina. Dern. rirn. 1 . 43»iP p Sc qualcun die gli coccsse, E volesse mangiarli in variimodi,5 ^ l ^§h che non sa mezze le messe. {Parla de’cardi. 1 )
I' Non saper nè che , nè perchè , nè come = Essere affatto al-ìP ?[ Lr ° del motivo di qualche occorso accidente. Farcii. Suac. f6 0 ^ov. Dr. (A)
doi>. sa pcr quante dila si ha nelle mani [=n Ttfon saper quello chesuper ognuno.’] F. Dito , 5 * 14 *
p ei , sapere quanti piedi s’entrino in uno stivale, fywowrk dicesi^ ^ un’ ignoranza massicciai] F. Stivale.
c ù’ G } ° 1 . 1 sa per quel eli’ noni si peschi [o quel che si vòglia, cioè QuelNè v$s' l .ft it: qia.F. Pescare, § 12.]» Sega. Stov. {Bibl.Enc. it.3b.5.)a ^ l % s tess! sapevano quel chesi volevano, nè che sì fosse il bene.(N)chi ^ ^ on sa P crc di quant’ acqua uno si peschi zz: Non saper
‘mini un si ritrovi. F . Pescare , 1$. (N)
eyjM f 0n saper più là — Saper poche cose , Appagarsi della primail forz a €l1 p‘ Gire, Geli. 8. ig). La eloquenza tua è tale , ed ha tanta
i r ch Q t’j. 0 " c chi fussc stato a udirti , e non sapesse più là, crederebbe
S N t0 finello clic hai detto fusse il vero.
) e* c V ^ Sn pcre s’c* s’è carne o pesce o simili =2 Non saper quel
- 6 '^ ^\ Sl F. Vesce , S- t, 3 f! (N)
P Q i‘e sa pere s’ ei s’ è in paggio o s’ ci s’ è 1 in piano — Non sa-0 ofty. c le l C ^ e un si faccia . ovvero Essere uno stolido» V • Piano
i si nc saper grado , Non ne saper nè grado nè grazia — Non
j obbligato, Non averne gratitudine .[ F. Grazia, 5 * 2 3-l
1 |, r;if lo b ’\d a,>1 nnn hahere. Gr. à^aparrsìv. Liv./ìL Non ne seppono nè
fb ^ '* flla^ allo ‘mperailore./^/r. Lue . 5 . 3 . Io ho falla bene, alla
) G& ^ Nr. n<m 1110 ne sa grado nè grazia.
* lle sri per j>arolazz:i"ua/vzrc ogni notizia. F .Parola, f)-# 3 .(N)
v °h‘r saper niente de’fatti dì alruaozz: Rìpudiuilo, Ab-" 6q' u d , F*' e p m7 *« Prcd.S. 10. Non vogliam più saper niente de’ fatti
" Pro* p, Nosliain velcro. (V)
• viiu di venti non-sa, <li trenta non ha = Quando non n
SAPEim
è (tcquUtiito li senno a una certa età , è impossibile acquistai lo> ùtavvenire. Dep. Decani, gt. Onde è il proverbio : chi di venti non sa,di trenta non ha.
70 — * E sa meglio il pazzo i fatti suoi che il savio crucili degli nitri,F. Pazzo , J. * 5 . (V)
7 1 Vanto sa altri quanto altri: Detto che accenna che Talora ri-mane ingannato chi vuole ingannare altrui . Frane . Suedi , nov. gì .
così avviene spesse volte , che lauto se nitri cpnnt’ altri. Bocc.g. 8. n. 10. E così rimasAsi col danno c con le beffi: , trovò chetanto seppe altri quanto altri. (V)
72 — * Saper levar le pecore dal sale = Esser saputo. Lasc. Comm.Guarda un poco se io ho saputo levar le pecore dal sale. (N)
73 — * Saper alcuna cosa insino i pesciolini =3 Esser notissima , F.Pesciolino , 5 * 2. (N)
7Ì 7- * Saperne più clic fi noinjo del vicario : dicesi in modo conta -dinesco per dinotare Grande scienza , grande dottrina. Buon. Tane.1. 1. Tu ne sa* più che ’l nofctjo del vicario. ( Cioè del cancelliere,com' oggi lo chiamano . vicario , come spiega, il Sabini , è un ma-gistrato secolare in alcuni luoghi di Toscana , il quale tiene giu-stizia.') F. Notajo , 4‘ (NO
7.) —. Saper di barca menare : dicesi in modo basso , e vale Avere astu-zie per arrivare (C suoi fini. [F. Menare, 5 * 9 (K 1 ^ Salvia . Opp.pvg. 202. in notti. Noi Richiamo d’ uomo accorto c destro nel con-durre i ucgo/.ii : sa di barca menare , sa navigare secando i venti,tratta la similitudine dalla nautica. (N)
— Sapore a quanti di è San Biagio = Esser accorto e pratico dichecchessia. [Zi cosi il sua contrario.] farcii.Ercol, 5y. Quando al-cuno la o dice alcuna cosa sciocca o biasimevole , c da non doverglipcr dappocaggine, o tardili , o più tosto tardezza sua, riuscire ec.,se gli dice ec., tu perdi il tempo, tu non sai a quanti di è san Bia-gio , tu farai la indi di nonnulla , tu non sai mezze le messe , cc.à'egr. Fior. Cliz. 2. 3. Ognuno di noi sa a quanti di è san Biagio. »Ambr.Fnr.4-t3. lì!) , Gtiicciardo , non accade far tante maraviglie;noi sappiamo anche noi quanti di c sau Biagio. (V)
77 — Saper dove il diavolo lien la coda = Avere esperienza e notiziaanche delle cose meno note , e non avvertite comunemente ; Conosceregl’ inganni ; Essere astuto , sagace. [ F. Diavolo, 5 - <>■! l-ai- cat-liduin , veleratorem esse. Gr. -xxvvv^yùv. F. Flos 251. Bocc. nov.77. 7 o. La maggior parte (degli scolori ) sanno dove il diayoi tìcn Jacoda. Salv. Granali. 3. t). So dove il diavol lieti la coda , Quaiid' ionon sapess’altro. CUriff. Calo. i. 27. Peroccb'egli è malvagio epicadi frolla, lì sa ben dove il diavol ticn la coda.
78 — Sapere di mille odori : si dice di Checchessia che spiri gran
fragranza. Lai. totani spirare Arabiam. Gr. r-/iv oXviv àiro-
imìf. Fed. Flos 2 gf
79 — Sapavallicelo, disson quei da Capraja : Si dice quando alcuno cinarra cosa nota. Salv. Grandi, t. 1. Sapa vallicelo, Disson quei daCapraja.
80 — * Altri modi proverò, fondati sul v. Sapere colla negativa Non
■ a' §§. 5o a 65■ (N)
81 — Aver sapore. Lui. sapere. Gr. xrp.'fov. (Pensali molti che saperein questo senso venga dall’olir, safa labbro , lingua ; poiché la boccac 1 ’ organo con cui si assapora. ) Dant. Par. 1 7. 58. Tu proveraisi come sa di sale Lo pane altrui. Bui. ivi ; Siccome sa di sale, cioècome é amaro. Mor.S. Greg. 1. itf. Sapere è aver sapore delle cose.Ora molti hanno sapore deile cose eterne , e nientedimeno non le in-tendono. » Guilt. Loett. 14. 4 1 - Allo sano ( palalo ) sa meglio buccella
secca in pace, eli’ ogni condito in guerra. (V)
82 — Avere odore; onde Saper di muschio, Saper di rose e simili, f.at.redolere, olere. Gr. cfr. Morg. tg. i3i. E sapeva di vin coinè iniarlotto. Lnr. Med. canz. 7 1.3. Ella sa proprio di cuojo , Quatid'è inconcia , e di can morto.
a — * Onde Saper di mucido , Saper di muda , Non saper dibuono , Saper di mille odori. F. §§■ 34 , 35 , 5 f e j8. (N)
3 — E per shnilit. !.ib. Son. 117. Sì eli’ io so, Poggio mio, troppa,
di povero. » ZJuon. Pier, 4- 3. Tu se’ punto ben bene , E sai
d’innamorato che tu ammorbi. E Salviti. Annoi, ivi. Sai, cioè odori,puzzi ; che tu ammorbi , cioè clic tu appesti. (N)
4 — E per meiaf ,[Parere o Far certa vista, Avere un certo clic dichecchessia.] Lai. sapere, olere, redolere. Gr. trorósbuv, Tr.oer.But .Purq. 16. 2. È in loro alcuna cosa di virtù , perchè sauna ancoradell’ antico. Salv. Spiti. 2. 2. Tant’ è , non mi dite a me , che a ognimodo ella non sappia un poco di non so coni’ io debba chiamarmela.
SVpebe, Sm. [Certa cognizione ; Sapienza , Dottrina , Senno, Cono-scimento ,] pi clizia , Scienza. —, Savere , sin. Lai. cognitio, scicn-fia. Gr. yniea , df :u, Coll. Ab. Isaac. Non è di lungi dal saperequegli che ha incominciato ad intendere quello clic egli non sa. Frane.Sacch. nov. 222. Un hello inganno, o più sapere, voglio raccon-tare nella presente novella. Farcii. Freni. 18. La diversità de’ giu-dizi; nasce dalla diversità de’ saperi. » Fr. Giord. 235 . Se Iddio fa-cesse un altro mondo . . , con altre creatore , si avrebbono nuovi
nomi , nuove gentilezze , nuovi saperi ec. (V)
2 — * Onde al contrario Non sapere eletto così sostantivamente perNescienza , Ignoranza, Am.-n. ani. 3. 3. 7. Se gli nomini volesseroeleggere da molti gli l oro m : gliori costumi ec. alquanto più legger-mente uscirebbono del l oro non supere. (P)
3 — * Far sapere = Operar saviamente. F. Fare sapere. (N)
4 — * Passar di sapere — dvanzare, Superare nel sapere. V.Pe *ire.( 0 )
5 — * /Voi’. Vale più un’oncia eli fortuna clic ima libbra di sapere :dicesi per denotare che la fortuna talora giova più che il senno. F.Oncia ,5• *> d. ( h)
Sapere diti, da Notizia, Scienza , Cognizione. Sapere , quandoimpiegasi come nome , altro per sé non significa clic Cognizione diqualche ceisa. La semplice ignizione è mi’appmisione più astratta
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