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[Vol. VI. - Vol. VII.]
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UNO

scòglio, E p.S.2. Pért» di tanto amico unta) oonsigUo Fu quasia 11 foglio a Pamorosa impresa. (Cin)

Ancorché come principio di numero non possa avere di suafltwra il numero del più , pure quando significa più cose indetermi-plurale e principalmente quando è correlativo ad Altri oij y SS- $ e 22. t orticela . (Gin ) (0)

i Talvolta gli si aggiunge l articolo. F.§. 6. Cavale. Pungi/.1/fi.^. el mare di Marsilia , delle quattro navi nannega luna; e nel mare' Questo mondo , delle quattro anime non ne campa luna. E 207.e l mare di Marsilia , delle sei navi non ne annega l una; ma neltf ar ® di questo mondo, delle sei anime appena ne campa luna. Fit.iW ' Vanc ' È luna delle tre più sante anime del mondo. ( Edn e detto l uno di loro , parlandosi di lutti i frati.) Pecor.g. 25 .^ Messer A lardo ordinò cc. tre schiere, e delluna fece capita-

4 *** ft*^ ov - ani,1 9 * Allora parlò luno di loro cc. (erano molti.)(V)

Quando le cose mentovate hanno numero determinato , accentuili-s iusa C articolo ; come L' uno degli occhi, perchè e sonH^f ue se d numero non è determinato , si dice Uno senza ar-Pure abbiamo esempio di questo in contrario.Fior.S.Erano. 7.eno seco alquanti frati , fraquali fu luno frate Bernardo. Bocc*«tali* n i0t Avendo messi gli asini loro senza dar lor bere, in una

5 ^ ^ e * ta ec. 1 un degli asini ec. era uscito della stalla. (V)

Jg av Anche coll articolo per dinotare accrescimento di numero .

v àcism. Per le città crebbero lun venti i mendici. E Lez.

TJKO

3*3

S e n ? ei Hanno fatto crescere i pregi delle cose lun tre ,E appresso:dici ì* lra ^° J osse f come da la a 1 la moneta scemò, cosi lun do-li.l 0r ? n * P ,e gi delle cose cresciuti. (Cioè, dalluno al venti, dai-5 ^0 al tre , ec.) (Cin)

q Ue ]|. ètiche coll' articolo per dinotare alternazione . Cr. 2. so. In7 non c abbondante frutto se non de'duc anni luno.(Cin)

i ian do indica quantità , meltesi anche dopo i nomi pi. comeU 0l; CLln abile , senza cambiare genere numero.Erano. Sacch..p 0 ' Dissono , vofcano dogni porco fiorini uno a trargli deidi i° {Non si direbbe un fiorirò.) (V) Ricete. Fior. Sugo di more^ 8 icp e Ijkijrg nna# e niore gcdse una mezza. Quad.Cont. Pagam-Cal 6 P er a Lambertesco per braccia uno ec. di gammurra da8 lti| e P° v B. A, cap. 64. Togli viole dramme due , cassia fi-C01 3 ùrai »me una. JSer. Art. Fetr. 2* 4 2 - Libbre una e mezzo da- mi te. (N)

* Nondimeno si (rova pure in questo senso accordato cold f ' e ' Ricett. Fior. 23 j. IdiL-lco di Galeno ; Recipe litargiro

5 ^ libbra una. (N)

*e/ numerarsi , quando la voce numerala va dopo , si pone*4 Sl ^°^ a,e i ma se va innanzi , si pone nel pi. Dant. Conv. 4K libiamo di Platone , che esso vivette ottantuno anno. E 3 . 5.

. b medesima ria pare discendere altre nonantuna ruota. Petr.

* L ardente nodo, ovio fudora in ora Contando anni ven-

,

Ho I

*nteri

.. - preso, Morte disciobc. G. E*. 1. 21. Enea ed Àscanio8i r .itrov , *°!?® tutta sua gente delle ventunu navi , che a quel porto

8| 40

«i ritr 0 . , , , .

* a detta Reiua accolse con grande onore. (Qui

c °nv>

* Carissima e da non imitarsi,) (Gin )es p r i>ne ancora V unità di u

ec-

l, 'avi Q ^ >lZa , 0 stretto congiugni mento delle sue parti ; ed è conhUir e f , c/ ° che è composto , o che si pub in varie parti distri -*iii dotto t, ^ erc Galat. Per quello, che io altre volte ne intesi da

Rl il

una cosa , ed anche la

scienziato uomo, vuole essere la bellezza uno, quantodel*j y 'J J. 1 P*u j e la bruttezza molti ; siccome tu vedi che sono i visi

» , t

«cimj j.® » e delie leggiadre giovani; perciocché le fattezze di cia-^''utt^ 1 010 T K, j on create pure per uno stesso viso , il che nelleGioito n ° n avviene ^perciocché avendo elle gli occhi per avventura*>o Cca 8r ° ss ' e rilevati , e 1 naso piccolo , e le guance paffute, e laViso noi' a ^ a- e * mento in fuori , e la pelle bruna , pare che quel

* fatto d' S * a (I '- una so * a donna , ma sia composto di visi di molte,*to { Ji sc 1 Pezzi. Rifar, Second. pag . 65 . E quel che dicono in que-Cs ser e un rS ° * Platonici della bellezza e dalla bruttezza, cioè quella

da| n ° * e questa per lo contrario esser più (il che fu tocco an-come 08 * 10 ^ ;,sa ne * suo g eil| d«ssimo Galateo) , si dee ricevere,, ma come detto da essi per figura di so-V Uas ispec ff ant Par.i 3 . 6 o. Per sua hontatc il suo raggiare aduna,^ C lialQ l * nuove sussistenze, Etei nalmente rimanendosi una.

a 1 ^ desiderio dellascierrza non é uno, ma é molli.(Cin)

o dj me d e simamente si uso , ragionando dell' azione di unio $ 4 * C Un dramma , e di altre simili cose. Infurili. Second.jp rt -' l te* Za P° lai< -*ndarono lavviso deliAriosto, che, lasciando quellai\ U, . lQ al J, a ° Ss .® ritrovator di così bel modo, e sapesse congiugnereP'acevot e '^ n , 1 ! 1Co S(;m phce al vaiio , e al ristretto dalla legge,

vj* P'ale d(d!\ S ra7 -°so, E pag. 75. Ora lasciando di riguardare,

* ec. (CiiVl tl * C llian ^ Cie di uniLà , uno sieno le fàvole daltri

s«~

C] u «, si ac l ,ailme nte per esprimere identicità o somiglianza per*(O 1 s accost a r,^n ' ,!^ a pi'^P'^izioite Con. Dial. S. Gres;, gg.

, .. . ---- Gres;, gg.

«iti - itjrra 1 alVcn,^, 11,10 spirito con lui. Dani, Purg. g.>0 JyWn) C 16 secc;i 81 cavi Dun color fora con suo vesti-

*°ss"C e y f" Crn, 1 ll a ^ uannm '- V- il Salv jlvvert. vnl. 2. ìib. 1.

e Oru ora Arriguccio, con tuttoché

ai| jl mi s ,. r utl llc, 0 uomo e uri (arte.lelr. son. io 5 . Deli fosso

T'anf 0 e sa Hain ^« rU 1111 .poco. son. 207. Bri dono è dun amantesu Sn *!® > Du rim ' Un arcolaj > , un trespolo, un

*l !i 0 crud i 1 , lno 1 l| n fiasco, un lucerniere. E 1. loy. Un

^/ afrir f.'L nui1

f.t,.i /stessa qualità di accompagnemonie vale Unquai dam. Or. rb, ó c)^^il'(X./iocc.liol , . /. 5.unjier Ciapperello da Prato .E nov. si. s5. Av-

ternie nti gicrtio » atta lor compagna da ima finestrèlla dt*!!a suacella di questo fatto avvedutasi, a due altre il mostrò. E nov.g8 s 3 . Un nella camera chiamatala , interamente come il fallj Aavale dimostrarono. Rem. rim. i. 34. Una mattina a buon'otta a di-giuno Venne nel mondo un diluvio.

13 Talora pure è accompagnanome , ma numerale , e vale Intor-no , o Circa. [In questo sign . dicesi sempre Un. ] Lat. circiter ,plus minus. Gr. toss $aov rs. Bocc. Intr. iq. Erano radi coloro, icorpi dequali fosser più che da un diece o dodici desuoi vicini allachiesa accompagnati. È nov. 7 g- 1 4 Senza che quando noi vogliamoun mille o un duinilia fiorini d oro da loro, noi non gli abbiamo,E nov. 60. 5. Che potevan valere un cinquecento fiorili doro. Capr.Boti. 5. 81. Fanno che un uomo , che ragionevolmente può vivereun sessanf anni cc. , vende quepochi che gli restano ec.

13 Talora anche in qualità d accompagnanome si congiugne co-gl infiniti de' verbi , che allora hanno forza, di nome . Bern. rim.i* 107. Un dirmi eh io le presti e chio le dia Or la veste, or la-nello, or la catena ec. , Un voler eh io le faccia compagnia. E ap-presso : Un non poter vederla , patilla. » Bocc. g. 10. 11. 6. Ilqual più per uno intramettcre , che per molto cara e dilettevol vi-vanda ec. fu messo davanti al re. (Parla di certo pesce.) (V)

14 fri vece di Un solo [o Solo assolutamente , detto e di persona edi cosa.) Dant.Par.2. 71. E quei , fuorchuuo , Scguiterieno a tuaragion distrutti.» Cavale. Med. cuor. 236 . Mostrasi per molte visio-ni in l'Un patrumì delle quali, pognamo qui pur questa una. (\)Bemh.Asol. hb. 1. Non che io il possa che uno e debole sono, maquanti si vivono pronti e accorti dicitori il più , non ne potrebbonoassai basfevolmcnte parlare. E /. 2. Nella quale una gli ha cotanteguise dAmari portate e raunate , che ec. Morg . 15. 107. Ma unacosa noi faceva brutto. (Cioè , manco una cosa sola.) (Gin ) Atnm.Ant. 25. 7. 5. Sansone , più che leone forte e più che sasso duro ,il quale uno c sanza arme perseguitò mille armati, rammollò ad albracciare Dalila. (N)

lo [In vece di Unico, e parlando di Figliuoli , Unigenito.) Guid.G. Lo re Oeta aveva una figliuola cheavea nome Medea, molto bel-lissima , una a! padre, e sola dovea essere erede del reame.» Bern .0/7. f. 4 $* non si fida tanto in cosa alcuna, Quanto in quellabeltà chai mondò è una. (Cin)

16 In vece di Ciascuno. Lat. singuli. Gr. sWcrro?. Bocc.Lett.Pia.Ross. 278. Niuno altro guernimenlo per soddisfacimento della naturaportavano, che un poco di farina per uno con alquanto lardo E nov .63 . 6. Senza aver quattro cappe per uno , ec. » Frane.Sacch. uov.211. Dissono i giovani: Che costerebbe luna? E sotto : Ma per-chè voi mi parete gentiluomini, io vi torrò fiorini cinque dell una.(Cioè , me le pagherete cinque fiorini luna , ovvero , per w/ia.)(V)

17In vece di U11 certo, indefinitamente. [È. $. 11. Lat. quidam,quaedam.) Rusp. son. 3 . 196. Un, che ita le gambe a faccelline storte.E 3 . 2 o 3 . Un, eh io non ho per buon, non che per santo.» Eit.SS.Pad. 2. 324 . Incomincia a lagrimare e temere, duna reverenzia,vedendomi così miracolosamente in quel santo luogo. (V)

15 - In vece di Uno medesimo , o Una medesima cosa .Dant.rim. 5 .Amore eI cor gentil sono una cosa, Siccome il saggio in suo dittatopone. Buco. nov. 77. 37. Ad un ora aveva piacere e noja nell'ani-mo. G. F'. 4. 6. 1. Molti Fiesolanì ec. fecionsi d un popolo coFio-rentini. Ricord. Malesp. So. La nostra città di Fiorenza , cheraunoRomani, non potea 1 ispirare , prosperare. Peli , cap. 8Oh fiero voto , Clic 1 padre el figlio ad una morte offerse!» Ca-vale. Pungi/. tio. Pregò Iddio più volte , che gli facessi uno, cioèuniti insieme e con seco. (6Yo<? una cosa sola. Ut sint unum fiìceil Lat.) E appresso'. Priegovi che siate e diciate tutti uno, e nonabbiate in voi scisma e divisione. (V) Filoc. I. 6. Un volere , unamore ci ha sempre tenuti legati e congiunti, ed un medesimo gior-no ci diede al mondo j piacciavi , poiché unora ci toglie , che si-milmente una medesima fiamma ci consumi. (Cin)

jC) * invece di Alcuno. FU. SS. Pad. 1.117. Forse da uno maitante varietadi non si videro. (V)

20 * Invece di L nomo astrattamente , oocero nella forza di Al-tri o di Alcuno. Bern . Ori. 8. 10. Sono alla sedia sua perle at-taccate, die sbigottisco!! un, sol a vedere. Sega. Star. Uh . 3 . Diràqui forse uno.: a che fine si debbo dare il mandato bhero , se nondebbe nondimeno osservare io altro caso, che in restando liberi, econ tal condizione ? (Cin)

21 * Invece di Primo , anche dove le cose mentovate sien più didue , e colla corrispondenza di Secondo, Terzo ec.Fr. Giord.lSg.Sporrollo in tre modi . . . l'un modo si è ex parte ec. Il secondomodo si é ex parie operis. Il terzo modo cc. (V)

22 Quando e correlativo ad Altro , in singulare come in piu .-rale , riferendo due cose mentovate , l Uno vai Primo, l'altro Se-condo ; e talora vagliano Entrambi., Amendue. Rat. uterque. Bocc,nov. 16. 17. Tanto l età l uno c laltro da quello, che esser so-lcano ec. , gli aveva trasformati. E 17.48. Clic le mie cose ciUellati sieno raccomandate , c quello dell une e dellaltra lucci, checredi che sieno consolazione dell anima mia. Fiamm. 3 . 22. Quasi

-ogni volta sperava fune cresciute, e V altre dover trovare scemate.L 5. . Immaginai di voler fare siccome leccio i Saguntini o gliAbbici , gli uni tementi Annibaie Cartaginese , e gli altri FilippoMacedonico. Petr. cap. 1. Scaldava il sol già luno e laltro cornoDel Tauro. E son. 258 . Ovèl bel ciglio, e ! una e l'altra stella,Ch al corso del mio viver lume dicono ? Bern. rim. 1. 106. Cheluno e labro mostrerò lor io.

2 ~ * F Cf) n qualche varietà. Bemb. Pros. 1. i 3 . Essi a pocoa poco della nostra (lingua) ora una, oiu altre \oci ec.do ec. Boez. 79. L altro all imo , e V imo allaltro inaura- -Lfjo.Le quacose Runa dell'altra e l'altra dell'una si k dm*>sh«* Bocc.