SA
PELELANTICHITA DI ROM Anon fuffe loro nociuo(eſſenao V'eioue detto dal nuo-cere, coſi come Gioue era detto dal giouare) la ſta-tua delquale Dio era a fomiglianza di quella di A-pollo formata con l'arco,& con le faette in mano.A queſto haucano in conſuetudine i Romani di porge-re nel ſacriſicio vna Capra.V ogliono che queſto Tem-pio foſſe, doue bora è la piazza del Campidoglio.
L'Afilo luogo franco era nel mezo fra la detta piaz-za& la Rocca, done bora Stanno: Signore Cenſerua-tori;ilquale non per altro fu ritrouato, ſe non perchecol beneficio di quella franchigia,& ficurezza ſi ba-ueſſe da accreſcere maggiormente il numero de gli ha-bitatori infieme con la grandezza della città. Ma ef-ſendo il detto Afilo douentato in breue tempo vn refu-Lio atutti gli huomini di mala vita,& quaſi vna oc-caſione di far grandiſſimi danni:(i dice che per comandamento di Auguſto fu leuato via,& di quello fi fe-
Curia Ca ce yn Tempio alla Miſericordia. La Curia Calabra,
labra.
come racconta Varrone, era doue babitò Romuloquando era paſtore; appreſſo allaquale ftaua il Sena-tulo. Era queſta adorna& circondata da vno porti-co di opera dorica: e in effa fi comandauano per li Sa-cerdoti le feſte ſolenni. Et perche quella ſopraſtauaal Foro Romano; vogliono, che le tante ruine che fiveggono preffo alle Stanze, doue poggi ſi tiene il fale ſiano della ſopradetta curia. Era ancora nel Cam-pidoglio il Tempio di Venere Ericina conſacrato daFabiꝰ Maſſimo,& quello della Dea della mente daAttilio Craſſo;& queſti erano folamente diuiſi dayna piccola strada,& quello di Gioue Tonante edi-Jicato da Auguſto. Quel della Fortuna Oſſequen-te,