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sue abitudini di misantropo gli attirarono motteggi : lo porta-rono perfino a rifuggire dalle pubbliche esercitazioni accade-miche nelle quali si venivano allora trattando le questioniscientifiche e letterarie (').
A vent’anni, mortogli il padre, Carlo fu chiamato ad am-ministrare i beni della famiglia, con quanta consolazione delsuo fratello primogenito Federigo è facile l’immaginare, Ciòche avvenisse tra i due fratelli, s’ignora : certo è che dopoun anno egli ritornava a Pavia a proseguire i suoi studi epochi mesi dopo, nel novembre 1559, conseguiva con grandesolennità la laurea dottorale.
Incontanente lo zio cardinale rassegnava a lui, già investito del beneficio abbaziale d’Arona, l’abbazia di Romagnanoed il priorato di Calvenzano, aggiungendovi per soprassellouna terza abbazia principesca: quella di Nonantola nel Mo-denese.
Di 11 a un mese lo zio amorevole era assunto al papatocol nome di Pio IY. A quei lumi di luna in cui i nipoticomandavano ai papi ed i papi ai re, uno zio papa era ilmiglior colpo vinto alla ruota della fortuna.
La fortuna stavolta aveva ghermito Carlo Borromeo pelciuffo.
(1) Mauri, Vita dì s, Carlo Borromto , pag. 5 .