39 —
priore vigilando e riferendo sulla condotta dei loro compagni (i).
A poco a poco un terzo della popolazione di Milano sitrovò iscritto in queste confraternite o congregazioni laiche,con particolari statuti, con capi ed ufficiali palesi e segreti,sotto gli ordini dell’arcivescovo e sotto il sindacato dei Ge suiti che lavoravano di nascosto e tenevano il cardinale stessosotto la loro dipendenza. Le sole congregazioni della Dot-trina Cristiana salirono nella diocesi a duemila e quattrocento ;nella sola Milano più di ventimila persone'vi erano iscritte
Nell’anno 1566 Carlo intraprese la visita della sua diocesiincominciando dalla città, e dappertutto portando innovazioni,minaccie, castighi. Volendo però lavorare sul sicuro, egliebbe anzitutto l’accortezza d’invocare l’aiuto del braccio se-colare, che il governatore non esitò ad accordargli. Passandopoi a quella parte della sua diocesi che trovavasi sotto il go-verno della repubblica veneta rivolgevasi in via diplomaticaanche al doge di Venezia per averne aiuto: ed ottenutolo ( 1 2 3 4 ),faceva mandare ingiunzioni ai rettori delle terre da lui vi-sitate perchè gli prestassero mano nelle catture e nei sequestriche egli avrebbe ordinato (3). Era suo avviso dover il clerorichiedere ai magistrati secolari non già il placet , perchè,secondo lui, poteva farsene a meno, ma l'aiuto del braccioarmato (4), l’aiuto dei ceppi e dei patiboli.
(1) Giussani, citato da Locateli.!, Vita cit., png. 516-518.
( 2 ) Ordinanza 26 agosto 1566 del doge Priolo , nell’Arch. Arciv.Spirit. di Milano, sez. xv. ». 463/211.
( 3 ) Lettera 31 dicembre 1567 del Borromeo al Nunzio di Venezia;nell’Archivio suddetto, sez. IX, voi. CXXil.
(4) Lettera 28 gennàjo 1567 del Borromeo al Vicario di Casalenell’Arch. suddetto, sez. IX, voi. vi.