viato. Ma i canonici trascinano l’inviato fuori della chiesa,e lì dinanzi alla porta radunano frettolosamente uomini ar-mati per isbarrare il passo al cardinale. Le armi sono snu-date, volano per l’aria proiettili: il Borromeo, freddo, impas-sibile smonta dalla sua mula, impugna la croce e s’ avanza.Pensava l’astuto che quell'emblema in sua mano o gli avrebbeaperto il passo o gli avrebbe dato ragione di accusare i suoinemici di aver respinta la croce di Cristo. Ma i canonicinon si commovono. Il vicario dell’ arcivescovo giunge alleporte della chiesa e vi affigge la scomunica contro il capi-tolo : essi corrono a strapparla, battono e cacciano l’ardito,poi frettolosamente rientrano, chiudono le porte in facciaall’arcivescovo e danno a distesa nelle campane ; proclamanoil Borromeo sprezzatole dell’autorità apostolica e perciò in-terdetto dalle sacre funzioni (0.
Anche il cardinale, ritiratosi in Duomo, rinnovava imme-diatamente la scomunica che era stata strappata dalle portedella Scala e la faceva affiggere per tutta la città: nomina-tamente egli fulminava quelli che erano stati promotori dellaresistenza e mandava ad intimare al governatore ed al Se-nato che essi pure dovessero ritenersi colpiti dall'anatema sein qualche modo erano stati complici dell’accaduto. Ciò per-chè appunto in quei giorni il governatore aveva pubblicato lagrida contro i violatori della giurisdizione civile.
Ne seguirono nuove ire, nuovi piati. Da ogni parte ma-gistrati e cittadini accusavano il Borromeo come un peri-coloso agitatore dello Stato, da tenersi ben a segno se nonsi voleva vedere presto il ducato a soqquadro. Con risentite
(l) I.OCATELLI , Vita di s. Carlo , pag. 215-216; Aciiiu.e Mauri,Vita di s. Carlo , pag. 30 ; Sala ; Biografia di s. Carlo , n. 54.