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A. D. BERTOLA
Quanto alla naturalezza, si protendo che Fc-tlro l’al>bia oifesa qualche volta, o più spossoil La Fontaino : non sarebbe difficile però pur-gare questi duo sommi favolisti da tali mac-chie, facendo vedere come distendessero i con-fini della verosimiglianza un poco più oltre,laddove una maggioro analogia di passioni 'fragli uomini e gli animali pareva permettere unamaggioro analogia di azioni ; cosi precisamentein quella favola tanto censurata su questo puntoil ÎAone innamorato , e in quella che ha pertitolo la Lodo/a, i suoi figli e il padrone delcampo. Ma sarebbe impossibile scusare gli Ale-manni e gl'Inglesi, i quali han cosi famigliarequesto difetto : so pure non vaglia in lavorloro il dire essere malagevolissimo 1' evitarlobenché la malagevolez.za a bella prima nonapparisca granl'atto.
GFItaliani o per una singolare aggiustatezzadi monto, o perché hanno scritto favole piùtardi delle altre nazioni, caddero meno in que-sto vizio ; o il Roberti , il Passoroni , il Pi- !gnotti non lo fanno sentir quasi mai quando ìinventano ; o quando seguono le altrui invon- jzioni, sanno temperarlo mirabilmente. Se non Iche la ragione di avere scritto favolo più tardi,non varrà poi Pulci e por V Ariosto , i qualino olirono ne’ loro apologhi quasi uno spec-chio tersissimo di convenian/.i o di verosimi-glianza.
Alcuni tra gli Alemanni e Ira i Francesi per