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Poi rompendola assolutamente colla prudenza, proclamò ilBorromeo « illuso dal demonio » (0, usci contro di lui in in-sensate minacce ed una notte fece tappezzare i muri della cittàcon pasquinate anonime in cui il cardinale era dichiarato « igno-« rante, scandaloso, ingrato, temerario, privo di giudizio, uomo« di pazze azioni, cittadino indegno e struggitore della patria ».Il Borromeo, non sapendo che far di meglio, minacciò l'inter-detto all'intera città, — che nessuna colpa aveva di quei con-trasti, — se le autorità cittadine avessero continuato a mostrarsifavorevoli al governatore ; cosa che equivaleva ad un ecci-tamento alla ribellione. Per istornare quella minaccia il Con-siglio Generale si convocò d’urgenza e fu miracolo se il vicariodi provvigione interponendo l’opera de’ cardinali milanesi potèrattenere il fulmine minacciato ( 2 ).
Il governo e la magistratura erano ormai ridotti a nonpotere più d’altro occuparsi che delle continue importunitàdell'arcivescovo. Fuvvi un momento in cui fu sentito il ti-more che dall'attrito delle passioni nella città nascessero tor-bidi. L’attenzione del governo fu in particolar modo attrattadalle confraternite laiche, società più o meno segrete infeu-date all'arcivescovo, nelle quali andava serpeggiando il suo^spirito sedizioso. Il Requesens vietò loro di congregarsi senon alla presenza di un apposito commissario civile delegatoad invigilarle : vietò inoltre che nelle pubbliche processioniavessero ad uscire come per lo addietro col volto masche-rato dal cappuccio. Per alcuni giorni fece anche circuire e
(1) Deposizione processuale 31 agosto 1573, Archiv . Arciv., sez. xiv,.voi. vii, cl. 2. a
(2) Lettera 9 settembre 1573 del Vicario di provvigione, nell’Ar-chivio Civico di S. Carpoforo in Milano , Registro: Deliberazioni delConsiglio Generale,