sorvegliare l’arcivescovado per impedire che vi entrasse o neuscisse alcun che di sospetto.
I due contendenti continuavano intanto nelle reciprochelagnanze. L’arcivescovo si rivolgeva in via diplomatica al rè,il governatore al pontefice; l'uno accusava il governatore diribellione al potere ecclesiastico, l’altro accusava il cardinale diusurpazione della suprema autorità dello Stato. L’uno tenevafermo nel mantenere le scomuniche, l’altro nell’infischiarsenee faceva celebrar la messa nel suo oratorio di palazzo. Gliscandali si succedevano : il partito gesuitico, potentissimopresso il re, si trovò ancor più rafforzato dalle imprudenzecolle quali il governatore s’era buttato alla parte del torto.Il Requesens venne richiamato da Milano e mandato al go-verno delle Fiandre .
II Borromeo rimasto padrone del campo, si mostrò im-placabile verso il vinto nemico. Prima che questi partisse daMilano , il papa avevagli data facoltà di farsi assolvere daqualunque sacerdote. Il fanatico cardinale non volle ricono-scere il breve pontificio e continuò ad interdire al Requesensl'ingresso nelle chiese. Poi, quando fu da Roma fatto certodell’assoluzione, si rivolse con istrana audacia a rimproverareil pontefice, suo superiore, perchè aveva ribenedetto il Re-quesens senza infliggergli l’umiliazione di qualche pubblicapenitenza (0.
Nuovo argomento a contrasti col potere civile fornironoal Borromeo in questo stesso anno le monache di S. Andreain Monza , le acque della Cardinalii di proprietà della mensaarcivescovile e la cattura di un messo della curia ecclesia-li) Maffki, Annali cit. ; Locateli.!, Vita cit., pag. 261-262; Ca-STIGLIONI, Sentimenti di s. Cario, eee, pag. 69-70.